Roma, la gang dei pusher liceali: così si spartivano le scuole. Più di 20 indagati, alcuni minorenni

L'inchiesta dei carabinieri (l'ultima a cui ha partecipato Cerciello) è partita dal Virgilio

Roma, la gang dei pusher liceali: così si spartivano le scuole. Più di 20 indagati, alcuni minorenni
di Michela Allegri e Alessia Marani
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Domenica 17 Aprile 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 09:39

Le basi logistiche, dove smistare e preparare le dosi da smerciare, erano due appartamenti: uno nel cuore di Trastevere, l’altro a Monteverde. E le piazze di spaccio erano i licei della Capitale. Uno su tutti: il Virgilio. È proprio partendo dai controlli effettuati tra il 2016 e il 2018 nella scuola romana che gli inquirenti hanno scoperto l’attività di un gruppo di giovani, appena maggiorenni e in larga parte non ancora diciottenni. Gli indagati sono in tutto una ventina e per cinque di loro - i maggiorenni - i magistrati di piazzale Clodio hanno firmato un avviso di conclusione delle indagini. La contestazione è pesante: associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. È l’ultima inchiesta alla quale ha lavorato Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso a coltellate nel luglio del 2019 da due studenti americani.

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La gang dei pusher liceali: i controlli

Tutto parte dai controlli antidroga scattati nel 2016 nel cortile del liceo di via Giulia e che all’epoca generarono un vespaio di polemiche e una occupazione lampo da parte degli studenti, subito rientrata per l’intervento dei carabinieri. Terminata la prima inchiesta (corroborata dalle immagini riprese da una telecamera piazzata nel cortile interno della scuola), nel 2018 il questore dispone ulteriori verifiche fuori dalla scuola. Un ragazzino viene puntato dai cani antidroga dell’Arma: in tasca gli vengono trovati hashish e marijuana. Viene segnalato come assuntore e, spaventato, confessa di avere comprato le sostanze dentro alla scuola, da un ex compagno, a lui noto come «uno che la vende», ormai maggiorenne. I militari lo controllano, lo intercettano e ricostruiscono il giro. La rete di spacciatori, composta da giovanissimi, è ben organizzata ed è in grado di coprire diversi quartieri: i rider della droga prendono le ordinazioni per telefono e si spostano in motorino, partendo da Monteverde e Trastevere, fino in pieno Centro, davanti al Vittorio Colonna e in Prati. Riescono ad effettuare consegne a domicilio, anche fuori dalle scuole, come veri e propri pony express. Le dosi vengono conservate e confezionate negli appartamenti diventati quartier generale della banda. Il primo, in zona piazza Trilussa, nel cuore della movida romana, è comodo per raggiungere in fretta i clienti, soprattutto nel fine settimana e viene individuato dopo lo “sfratto” da un’altra abitazione di Monteverde. Quest’ultima, nei pressi di via dei Quattro Venti, è intestata a una diciannovenne che fa parte della banda e alla quale viene ora contestata l’associazione a delinquere. La quantità di erba stipata nell’appartamento vuoto diventa impossibile da ignorare, tanto che i vicini iniziano a lamentarsi per il forte odore emanato dalle sostanze e chiamano la madre della ragazza.

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La madre della pusher

La donna si insospettisce e forse chiude un occhio: si limita a dire alla figlia di spostare tutto quanto. La donna non è stata indagata. Gli inquirenti intercettano una telefonata della diciannovenne nella quale si lamentava con l’ex studente del Virgilio del fatto che la madre le avesse imposto di trovare una soluzione per l’odore di marijuana. Per il gruppo è un problema enorme, perché sono appena stati acquistati quattro chili di stupefacente che stanno smistando ed è necessario cercare una nuova sistemazione. La scelta ricade sulla base di piazza Trilussa. Ma gli investigatori stanno tenendo i ragazzi sotto controllo e riescono a monitorare il trasferimento. Prima dell’ingresso nel secondo appartamento, i carabinieri intervengono e perquisiscono tre minorenni, che vengono trovati in possesso di 2,7 chili di marijuana e arrestati. In procura arriva un dettagliato report, ma non scattano ulteriori perquisizioni nei confronti dei ragazzini coinvolti. Ricostruito il giro, a tre anni dall’ultima informativa, ecco i primi provvedimenti. 

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