Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Roma Expo, nasce la Fondazione: imprese in campo. Arriva il logo sulla porta di tutti i negozi

Massimo Scaccabarozzi, ex Farmindustria, presidente dell'istituto nato ieri al Pinciano

Roma Expo, nasce la Fondazione: imprese in campo. Arriva il logo sulla porta di tutti i negozi
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Martedì 19 Luglio 2022, 07:40 - Ultimo aggiornamento: 07:47

Il primo progetto da realizzare sarà quello di far esporre il logo di Roma Expo 2030 - la Porta che ricorda l'arco di Costantino ed è simbolo di accoglienza - in tutti i bar, i ristoranti, i negozi e gli uffici della Capitale. Scendono in campo le imprese per conquistare l'Esposizione internazionale. Ieri è stata costituita la «Fondazione Expo Roma 2030», che darà supporto al Comitato promotore guidato dall'ambasciatore Giampiero Massolo sui fronti della comunicazione, dell'ideazione di progetti e soprattutto dell'attività promozionale. Nel senso più generale, cioè facendo anche lobbing e utilizzando proprio i canali internazionali a disposizione delle aziende.
La Fondazione è nata ieri presso un notaio del quartiere Pinciano e tra i soci ci sono Unindustria, la Confindustria di Roma e del Lazio, Cna Roma, Coldiretti Roma, Confcommercio Roma, Federlazio, Ance Roma-Acer e Confesercenti. Presidente, che lo farà a titolo gratuito, sarà Massimo Scaccabarozzi, oggi alla guida di Janssen Italia, una delle principali multinazionali del farmaco, e in passato alla testa di Farmaindustria. Che è anche esperto di Expo, perché è da sempre molto vicino a Diana Bracco, presidente della Fondazione Expo 2015. Ente al quale gli imprenditori romani si sono ispirati per questo organismo. In quest'ottica potrebbe anche occuparsi di gestire la riconversione dei padiglioni di Tor Vergata, l'area scelta nella Capitale, dopo il 2030.


LE RISORSE


Quasi un milione di euro di capitale sociale versato dai soci, almeno un altro milione da raccogliere tra altre imprese, la Fondazione punta soprattutto a coinvolgere grandi aziende ed enti del non profit proprio per veicolare meglio in Italia e a Roma la candidatura di Expo Roma 2030 e la sua filosofia, la rigenerazione urbana, come chiede il Bie, il Bureau international des Expositions, che sovrintende agli Expo. In quest'ottica c'è da rispondere anche al supporto che in Corea i grandi colossi high tech (Samsung in primis) stanno dando alla candidatura di Busan e all'aiuto che in Arabia Saudita offrono a Riad da parte dei fondi sovrani finanziati con i petroldollari. Nella Fondazione Roma Expo 2030 dovrebbero entrare grandi nomi, italiani e internazionali, del sistema finanziario (banche e assicurazioni), utilities, vettori di trasporti, campioni delle telecomunicazioni e della meccanica.


Per dare il senso dell'iniziativa Maria Fermanelli, presidente di Cna Roma, ha ricordato che «la Capitale ha una peculiarità: funziona su tante leve che sono piccole, medie e grandi imprese, ma quando serve sa lavorare assieme». Angelo Camilli, leader di Unimpresa, apre «a chiunque vorrà dare il proprio contributo» perché l'obiettivo è «raccogliere energie, idee e risorse dal mondo produttivo». Sergio Paolantoni, numero uno di Fipe-Confcommercio, sottolinea «il successo nel mettere allo stesso tavolo tutte le realtà istituzionali delle imprese della città». Silvio Rossignoli, presidente di Federlazio, ci scherza su questo aspetto: «Sette associazioni che si uniscono per il bene comune è un momento storico». Dal fronte dei costruttori dell'Acer, Antonio Ciucci, rileva che «Roma è già ritornata al centro degli interessi del governo. E non è una cosa banale, visto che per tanto tempo siamo rimasti isolati». Valter Gianmaria, presidente Confesercenti Roma, chiede alla politica «uno stimolo in più, perché siamo di fronte a una fase di inversione di rotta che tra fondi del Pnrr, Giubileo del 2025, speriamo Expo e Bimillenario della Croce del 2033 non ci sarà più». Niccolò Sacchetti, presidente di Coldiretti Lazio, aggiunge che in questo percorso «l'agroalimentare ha un peso grandissimo».


La discesa in campo delle imprese prelude, giovedì prossimo, a quella più importante delle istituzioni: si terranno gli Stati generali di Expo, anche se al momento non è ancora certo che ad aprire i lavori sarà il premier Mario Draghi perché impegnato nella crisi di governo. In Campidoglio sono ottimisti. L'incontro serve anche a illustrare le aspettative e i contributi che gli attori romani possono dare alla candidatura. Sei i tavoli, da tenere in diversi punti della città: quello istituzionale, presso la Protomoteca del Campidoglio, quello sull'innovazione alle Casa delle Tecnologie Emergenti, quello sull'urbanistica alle Vele di Calatrava, quello del Turismo alla Casa del Cinema, quello dei media allo Stadio di Domiziano e quello del Terzo settore a Corviale. Intanto Roberto Gualtieri spera che Draghi resti a Palazzo Chigi: «È un elemento di forza nella nostra candidatura a Expo».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA