Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

La "malamovida" di Monterotondo: droga, arresti, denunce. Ma il sindaco insorge: «Non è un barrio sudamericano»

La parte antica di Monterondo, capoluogo della Sabina, subito a nord di Roma, lungo la Salaria
di Chiara Rai
3 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Marzo 2022, 08:47 - Ultimo aggiornamento: 16:12

«Lo spaccio c’è: la droga gira, inutile negarlo, anche se è sempre più difficile, perché le guardie a noi ce controllano». Una ragazza che vive a Monterotondo, “capoluogo” della Sabina, subito a nord di Roma, al centro di crescenti polemiche sulla mala-movida notturna, racconta di essere «stata fermata un botto di volte» dai carabinieri e segnalata alla Prefettura come assuntore di stupefacenti. Ammissioni che testimoniano quanto, nella città amministrata dal sindaco Riccardo Varone, serpeggi un fenomeno preoccupante che ricorda quello di alcune aree della Roma notturna e giovanile. Il Prefetto, dopo l'attentato incendiario al compagno di una giornalista della Rai che abita in centro citttà ha disposto un sorveglianza e non pare più un caso, al di là delle segnalazioni, che la popolosa cittadina sulla Salaria, oltre 40 mila abitanti, la più grossa dell'area, finisca frequentemente sulla tv di Stato per fatti di violenza e aggressioni tra piccole gang e ragazzi ubriachi nel cuore del centro.


Il problema esiste tanto qui quanto a Mentana, Fiano Romano, Capena e, in misura molto più ridotta, nei comuni minori dell’area come Moricone, Montelibretti, Ponzano Romano, Torrita, Palombara Sabina e Nerola. Che il fenomeno non sia un’invenzione lo testimoniano, indirettamente, silenziosamente, l’attenzione, i continui controlli e gli arresti fatti dai carabinieri della compagnia di Monterotondo, unico presidio delle forze dell’ordine in un’area molto vasta, diretta dal tenente colonnello Gianfranco Albanese. Uno degli “snodi” da cui transitano gli stupefacenti sembra, a giudicare dalle cronache di fatti apparse un po’ ovunque, l’agglomerato di Fontenuova, in posizione strategica sulla Nomentana, attaccata a San Basilio, da anni base operativa del traffico di droga, specie cocaina, nella Capitale. Negli ultimi due anni c’è stato un ulteriore giro di vite dei carabinieri a Monterotondo, vicino al cimitero, allo Scalo, nel centro storico. I tossicodipendenti segnalati alla Prefettura di Roma e “attenzionati” dai servizi sociali di Monterotondo sono stati, stando ai dati dell’ufficio di Governo, 26 nel 2020 e poi 14 nel 2021. Due anni fa una clamorosa operazione dell’Arma che portò: fu sgominata una banda con un volume di affari di 90 mila euro al mese, proventi di spaccio, in una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.


Neppure il Covid ha fermato gli spacciatori. A Montelibretti tempo fa due fruttivendoli che consegnavano a domicilio la droga dopo aver ricevuto ordinazioni di ortaggi e frutta sono stati fermati. Nel 2020 nel territorio tiberino sono state arrestate, tra personaggi di piccolo e medio calibro, 52 persone, 26 i denunciati. Di questi, una decina erano originari di Monterotondo o residenti nella “capoluogo” della Sabina. Nel 2021, nell’area cittadina, diciassette fermi e nove denunce. Gli uomini dell’Arma hanno fatto controlli anche nelle scuole superiori con i candi anti-droga. Il sindaco Riccardo Varone del Pd si sfoga a colpi di post su internet, nega l'esistenza di gruppi malavitosi, se la prende moltissimo ma non pare aver arginato alcune preoccupazioni dei cittadini. «Nella nostra città – ha scritto il primo cittadino su Facebook - esistono episodi di inciviltà legati alla cosiddetta “Mala Movida”, come del resto in molti centri urbani. Altra questione è la presunta esistenza di gruppi di interesse malavitosi, come vorrebbe una certa narrazione che continua a dilagare sulla stampa nazionale che ci descrive come una sorta di barrio sudamericano». La citazione della parola spagnola, vagamente “iperbolica”, richiama alla mente certe periferie-ghetto dell’America Latina. “Barrio” magari no. Ma qualcosa, a Monterotondo, nord di Roma, accade di sicuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA