Roma, flop del “porta a porta”: cumuli di spazzatura davanti a bar e negozi

Flop del porta a porta : cumuli di spazzatura davanti a bar e negozi
di Francesco Pacifico
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Mercoledì 22 Luglio 2020, 00:39 - Ultimo aggiornamento: 01:03

Cumuli di rifiuti davanti alle vetrine di bar, ristoranti e negozi. Con i commercianti esasperati e pronti anche a chiedere l’intervento delle Asl, paventando l’allarme sanitario. I camion più piccoli che fanno sempre più fatica a raggiungere le vie del Centro per svuotare i bidoncini nei palazzi. Il tutto mentre Ama compra nuovi cassonetti tradizionali e studia di tornare al passato. È sempre più negativo a Roma il bilancio della raccolta differenziata porta a porta, quella che nelle intenzioni di Ama e del Campidoglio - per le utenze domestiche come per le non domestiche - aveva una doppia finalità: evitare la presenza dei secchioni nelle strade, rendere i romani più virtuosi nel conferimento dei diversi materiali. Senza contare che nel 2017 Virginia Raggi prometteva che entro il 2019 la Città avrebbe smaltito soltanto 600mila tonnellate di talquale (in realtà siamo ancora a quasi un milione) e che la differenziata avrebbe sfiorato il 70 per cento di quanto raccolto e lavorato nel 2022.

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A vacillare è soprattutto il servizio di raccolta porta a porta per le cosiddette utenze non domestiche (Und), cioè davanti a bar, negozi e ristoranti. Un’operazione molto complessa sia perché coinvolge circa 80mila esercenti sia perché le regole d’ingaggio prevedono che i commercianti mettano i bidoncini dei rifiuti soltanto per il tempo necessario al passaggio degli squaletti. Ma le cose in questo periodo stanno andando diversamente. Denuncia Luciano Sbraga, direttore generale della Fipe-Confcommercio: «Siamo inondati di telefonate di nostri associati che soprattutto nel Centro lamentano il totale disservizio: non viene effettuata la raccolta negli orari previsti, anzi in certi giorni salta completamente, i rifiuti restano per strada. E soprattutto in una fase come questa, nella quale stiamo provando a rilanciare il centro, non possiamo permettercelo». E al danno segue la beffa: «Conosco negozianti che devono implorare gli autisti per spingerli a venire da loro a portare via il materiale. È questo avviene alla categoria che paga la più alta quota di Tari nella Capitale: 38 euro a metro quadro. Ma non è soltanto un problema di decoro: siamo pronti a chiedere l’intervento delle Asl, perché con il caldo il rischio sanitario cresce».

Per la cronaca, la prossima settimana l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, incontrerà una delegazione dei commercianti per trovare una soluzione. Intanto cumuli di rifiuti si ammassano e vengono ritirati in ritardo a Trastevere, a Monti, a Prati, nelle viuzze del Tridente come nelle meno centrali Flaminio o Ostiense. Alla base del caos c’è soprattutto il flop dell’appalto esterno su questo fronte dato ad alcune ditte come la Multiservizi, che ha costretto Ama a svolgere direttamente quest’attività in alcuni Municipi (I, III, XIV e XV). Per farlo via Calderon de La Barca ha dovuto trasferire dai servizi ordinari (raccolta dai cassoni e spazzamento) sul fronte delle Und quasi 300 addetti, un centinaio soltanto nel Centro storico. E tanto basta per capire il caos di questi giorni.

CENTOMILA IN MENO
Parallelamente s’indebolisce il porta a porta nelle abitazioni private e che a Roma raggiungere quasi un milione di persone. Nell’ultimo piano assunzionale Ama aveva messo nero su bianco che la riduzione di personale rischiava di tagliare circa 100mila utenze dal servizio. Uno scenario che lo stesso Zaghis ha smentito, salvo poi confermare in sedi istituzionali come la commissione Ambiente capitolina, che servono più risorse per questo tipo di attività, che in alcuni quartieri (Forte Tiburtino, Tiburtino Terzo, Colli Aniene, Tor Pagnotta e Decima) il Pap non funziona e che ci sono problemi per la sicurezza dei lavoratori. Parole che hanno scatenato le ire dei Cinquestelle, anche se nei mesi scorsi Ama avrebbe iniziato una trattativa con Hera per comprare circa 37mila cassonetti in ferro, quelli da mettere in strada, rigenerati. Anche se la motivazione ufficiale è quella di sostituire i secchioni rotti o bruciati. 

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