Roma, incidente a Corso Francia: maxi-perizia sulla morte di Gaia e Camilla

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Adelaide Pierucci

Non chiede l'annullamento della misura cautelare Pietro Genovese. I difensori rinunciano all'udienza davanti ai giudici del Tribunale del Riesame. Il ventenne romano che, la notte tra il 21 e il 22 novembre, ha travolto con la sua auto le sedicenni Gaia Romagnoli e Camilla von Freymann mentre attraversavano di corsa Corso Francia, hanno deciso di affidarsi al proseguio delle indagini della procura per dimostrare l'impossibilità di evitare l'impatto dopo essere regolarmente partito col verde dal semaforo. Un'indagine che si dimostra delicata. E che ieri ha messo il primo punto fermo. Il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e il pm Roberto Felici hanno affidato a un esperto in infortunitisca stradale, l'ingegnere Mario Scipioni, la perizia che dovrebbe chiarire la dinamicadell'incidente.

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LA PERIZIA
Un accertamento irripetibile a cui parteciperanno anche i consulenti di tutte le parti processuali, ossia dell'indagato e dei familiari delle vittime. Nel frattempo è stato accertato che la Renault Koleos guidata da Genovesi era sprovvista di scatola nera. La perizia collegiale quindi diventerà ancora più cruciale. Al consulente tecnico è stato chiesto - presa visione del veicolo, dello stato dei luoghi, dei rilievi effettuati dalla polizia locale di accertare quale fosse la velocità e il punto d'urto, la corsia percorsa, la sincronizzazione delle lanterma semaforica pedonale e veicolare. Ma anche accertare le condizioni di visibilità al momento del sinistro. Uno degli snodi dell'inchiesta resta la velocità. La circostanza della velocità contestata come aggravante dalla procura era stata respinta dal giudice che pure per il giovane ha disposto i domiciliari proprio perché non accertata. Gli esiti della maxiperizia si conosceranno tra un paio di mesi. Ci si aspettava che gli accertamenti fossero più semplici se appunto la Renault Koleos, intestata a una concessionaria della provincia di Milano e in comodato d'uso a Pietro Genovese, il regista, papà del ragazzo, fosse dotata di una scatola nera, circostanza ora esclusa. Un altro punto oscuro resta il luogo esatto in cui Gaia e Camilla hanno attraversato. La maggior parte dei testimoni riferisce che non fossero sulle strisce e che il semaforo segnasse il verde per le auto.
 

GLI ACCERTAMENTI
La polizia municipale ha già verificato che, sul luogo dell'incidente, non c'erano tracce di frenata. E, del resto, lo stesso Pietro Genovese, nel corso dell'interrogatorio davanti al gip Bernadette Nicotra, che il 26 dicembre ha disposto per il ragazzo i domiciliari, ha riferito di essersi accorto delle due sedicenni solo dopo l'impatto. I calcoli, per stabilire la velocità di marcia del Suv, ora sotto sequestro, non potranno quindi basarsi sui segni rimasti sull'asfalto, ma, partendo dal tipo di danno sull'auto, dal punto in cui sono stati sbalzati i corpi e anche dal luogo esatto in cui si è fermata la Renault dopo l'impatto, indicheranno la velocità dell'auto al momento del drammatico incidente. Intanto in città cresce la preoccupazione per il 'gioco del semaforo rosso''. Attraversare giorno e notte lontano dalle strisce pedonali. Una scena che si è riproposta pochi giorni fa anche in viale Angelico, tra liceali. 'Voglio fare come Camilla e Gaia'', ha detto uno studente mentre attraversava col semaforo rosso. Un gioco pericolosissimo. Anche se è più probabile che le due giovani non avessero azzardato volutamente a rischio la strada, ma solo sottovalutato i rischi. Le tre famiglie, quella di Genovese e dei Romagnoli e dei von Freymann, oguno col proprio dramma, restano atterrite nel dolore. Gli accertamenti serviranno solo a calcolare l'imprevedibilità di una disgrazia, fatta di attimi e combinazioni, ed errori che lievitano in tragedie, purtroppo per le due ragazze senza chance.

Ultimo aggiornamento: 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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