Cartelloni, dal Comune di Roma sanatoria salva-incassi: «In strada 3mila in più»

Venerdì 26 Aprile 2019 di Camilla Mozzetti
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All'inizio il concetto ribadito era: più decoro e meno cartelloni pubblicitari in giro per la città. La promessa della squadra capitolina cinquestelle portava anche una data. Era il 13 novembre del 2017 quando la giunta di Virginia Raggi approvò, a Palazzo Senatorio, i piani di localizzazione degli impianti pubblicitari sottoscrivendo nei fatti il provvedimento messo a punto dall'ex assessore al Commercio Marta Leonori (epoca Marino), che prevedeva una riduzione di spazi e di conseguenza di cartelloni. Bisognava, dunque, solo procedere con i bandi e invece in quasi tre anni di amministrazione pentastellata i cartelloni sono rimasti in strada, con un aumento per giunta di quelli irregolari. Ma sembra che qualcosa inizi a muoversi benché, alla fine, la squadra della Raggi arriverà a modificare il quadro di partenza. Nella nuova delibera messa a punto dall'assessore al Commercio, Carlo Cafarotti (attualmente in Vigilanza dopo ben 52 modifiche al testo richieste dagli uffici) vengono rivisti, ad esempio, alcuni parametri che interessano soprattutto la superficie di esposizione pubblicitaria consentita per i cartelloni. Se nel piano della Leonori i metri quadri autorizzati in tutta la città dovevano essere abbassati a 62 mila (con una riduzione di quasi due terzi rispetto allo scenario ancora oggi immutato) per 14.391 impianti totali, nel nuovo testo i metri quadri si aggirano intorno ai 75 mila. Cosa significa? Che l'assessore Cafarotti ha calcolato un recupero di 13 mila mq. Questo salvataggio potrà far recuperare circa 3 mila cartelloni.

I PROVENTI
L'operazione potrebbe avere una sua giustificazione se si guarda all'importo complessivo che gli impianti pubblicitari generano in imposte e canoni pagati al Campidoglio. Ogni anno Palazzo Senatorio incassa quasi 15 milioni di euro (14,8 milioni per la precisione) la stessa cifra che raccoglie Milano dove, però, gli impianti sono di meno così come gli spazi autorizzati. Cosa ci fa di questi soldi l'amministrazione capitolina? Finiscono quasi tutti nel Bilancio giacché i ricavi vengono reinvestiti solo in minima parte nei servizi per la collettività. Appena 6,75 euro sono i proventi per abitante rispetto ai 21,45 euro di Milano. Non finisce qui. Anche le localizzazioni, una volta espletati i bandi, potranno essere riviste alla luce delle esigenze del singolo concessionario. Un'apertura di fatto che si traduce nella deroga sullo spazio da poter sfruttare e calcolata in un massimo del 5% del totale della superficie. Banalmente, se l'assegnatario di un lotto avanzerà dei problemi per il montaggio dei cartelloni, l'amministrazione potrà erogare per quel lotto uno spazio superiore rispetto a quello consentito. A spiegare il meccanismo è lo stesso Cafarotti: «Se un concessionario spiega l'assessore non riuscisse ad esempio a posizionare degli impianti e ne volesse accorpare degli altri, si potrà procedere con una rimodulazione purché rientrante nel limite del 5% della superficie totale di circa 75 mila mq».

I NUMERI
Attualmente a Roma ci sono 166 mila mq occupati dai cartelloni. Dovrebbero scomparire le grandi plance 4x3 a favore di cartelloni più contenuti e non superiori ai 3,20 x 1,40 metri. Originariamente il territorio sarebbe dovuto essere diviso in lotti, accorpando però zone anche lontane tipo il I e il VI Municipio, ora invece si torna al principio della territorialità: lotti centrali e divisi da quelli periferici. Scompaiono inoltre i servizi aggiuntivi tipo il bike-sharing che in prima battuta obbligavano le imprese vincitrici di un lotto sempre sul modello Milanese a garantire uno o più servizi di pubblica utilità attraverso la riduzione del canone di concessione. Ora invece Roma Capitale incasserà le singole quote e valuterà, in un secondo momento, se mettere a bando i servizi aggiuntivi con i proventi incassati.

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