Roma, detenuto morto a Regina Coeli, il garante: «Dentro ci sono spaccio e aggressioni»

Regina Coeli ha una capienza di 615 persone ne sono detenute 1.017

Roma, detenuto morto a Regina Coeli, il garante: «Dentro ci sono spaccio e aggressioni»
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 29 Settembre 2022, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 00:24

D’estate, con il caldo d’agosto, da quelle fessure entra l’odore del Tevere ma del Biondo che attraversa Roma non si vede nulla. Anche gli sguardi, come le persone, sono carcerati. Così i platani, la gente che cammina sui marciapiedi, il traffico e quel tratto della Capitale, che pure porta alcuni uomini liberi a fermarsi per guardarlo, resta fuori da via della Lungara. Si può solo immaginare ma per chi sta dall’altra parte, e ci sta da tempo, si è persa pure la fantasia. Infranta su quelle che in gergo chiamano “gelosie”. Sono le lastre metalliche che tutto coprono e nascondono, blindando ogni finestra del carcere di Regina Coeli. Appena una fessura in alto a far entrare aria e luce lasciando fuori tutto il resto. 


IL GIRO DI STUPEFACENTI


Civico 29 via della Lungara appunto: in quello che a metà del ‘600 nacque come convento c’è oggi il più antico istituto penitenziario della Capitale. Edificio imponente dove il 16 agosto, Carmine Garofalo, 49 anni, detenuto con l’accusa di tentato omicidio e rapina è stato trovato senza vita. Derubricato come “morte naturale”, la Procura ricevute diverse segnalazioni sospette sull’episodio ha aperto un fascicolo per omicidio. Ma capire cosa sia Regina Coeli è difficile anche da spiegare. Al fianco del problema atavico del sovraffollamento c’è anche un allarme controllo, su cosa entra in carcere: droghe ad esempio. La stessa che si sta cercando sul corpo della vittima sottoposta a nuova autopsia lo scorso 8 settembre, e che molto spesso ha varcato, nascosta nei posti più disparati, l’enorme portone del penitenziario. L’ultimo episodio risale a fine luglio quando un uomo, di nazionalità rumena, andato a trovato un parente detenuto è stato fermato con le scarpe imbottite di droga, cellulari e sim. Ma c’è anche una piaga che riguarda «gli oggetti che vengono trovati» spiega il Garante Nazionale dei detenuti Mauro Palma. E che le cronache hanno più volte raccontato perché usati, quegli oggetti, in risse e aggressioni.

 


I NODI


«Il problema del controllo si lega a quello del personale disponibile - continua Palma - teniamo conto che sui 14 istituti penitenziari presenti nel Lazio l’organico sulla carta è di oltre 3.600 unità quello di fatto non supera i 2.800 agenti». Un ammanco di personale di 800 uomini che si fa sentire «nonostante l’impegno mostrato dal personale in servizio» prosegue il Garante. Facile perdere il “polso” della situazione in quello che come casa circondariale è considerato «un porto di mare, con un flusso costante di ingressi e uscite di detenuti». E poi le condizioni insite in un luogo che nonostante l’imponenza del palazzo dovrebbe essere completamente ripensato. Il sovraffollamento non cristallizza solo un problema di numeri, va ad esacerbare condizioni difficili, vite stravolte. Ed alimenta - anziché distruggere - quel rischio di cui parlava lo psichiatra Vittorino Andreoli: «L’assurdo di un luogo dove si accumula la criminalità, che ha un potere endemico maggiore di un virus influenzale». Come si fa a rieducare un detenuto con manie di autolesionismo che viene posto nella “cella liscia”, senza letti, mobili od oggetti alcuni con un materasso in terra e le finestre chiuse ermeticamente d’estate perché così si crede non si possa ferire?
«Regina Coeli ha una capienza - prosegue Palma - di 615 persone, adesso che parliamo ne sono detenute 1.017 e 480 di queste si trovano in stanze tra i tre e i quattro metri quadri». Condizioni contestate anche «Dall’articolo 3 della Convezione europea dei diritti dell’uomo - aggiunge il Garante - Naturalmente questa difficoltà va vista reparto per reparto, ce ne sono alcuni dove, a fronte di una capienza di 44 persone, ci sono 88 individui». E lo stesso reparto dove si trovava la vittima, Carmine Garofalo, ovvero quello di Prima accoglienza - che mette insieme persone accusate di tentato omicidio, violenza, spaccio, rapine - con una capienza massima di 43 persone a ieri ne ospitava 93.

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