ROMA

Droga e cellulari nelle scarpe: i regali per il figlio in carcere

Lunedì 23 Novembre 2020 di Elena Panarella
Droga e cellulari nelle scarpe
I regali per il figlio in carcere

Sotto la soletta delle scarpe da ginnastica aveva nascosto droga e cellulari da consegnare in carcere. Si era presentata così a Rebibbia, per sostenere il colloquio con il figlio, ma la polizia penitenziaria durante i controlli con il metal detector ha scoperto il suo tentativo di introdurre stupefacente e telefoni con tanto di carica-batteria. Non è certo la prima volta che parenti in visita tentano di fare consegne “speciali” in cella. I nascondigli sono sempre più curiosi: dal cibo agli indumenti intimi, persino nei palloni da calcio. Ma la fantasia su tutto il territorio nazionale non è da meno. In Campania negli ultimi mesi è stata trovata persino nelle braciole al sugo o cucita nell’accappatoio. In altri casi anche le bottiglie di profumo modificate possono nascondere minuscoli apparecchi.

«I due microcellulari e l’hashish - spiega Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe - sono stati trovati dal personale di polizia penitenziaria, addetto al reparto colloqui, all’interno delle suole di un paio di scarpe da ginnastica, che la donna intendeva far arrivare al figlio detenuto. I telefonini, dotati di cavetto di ricarica, sono stati sequestrati e la donna deferita all’autorità giudiziaria per reati legati al possesso di stupefacenti e per il reato di introduzione in carcere di apparecchi cellulari, previsto dal nuovo decreto sicurezza». E aggiunge: «Sono oramai svariati i tentativi per occultare droga e telefonini e introdurli poi all’interno degli istituti penitenziari: ma gli agenti, pur senza l’ausilio di adeguati mezzi, è sempre più professionale nel rinvenimento di tutto ciò che non è legale e non è consentito introdurre nel carcere».

Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ricorda che nella Relazione annuale 2020 della Direzione centrale per i servizi antidroga (Dcsa), che traccia l’andamento del narcotraffico in Italia, è emerso che «continua, per il terzo anno consecutivo, il trend crescente delle morti per overdose che, con un ulteriore incremento pari a 37 unità raggiunge quota 373, con un aumento dell’11,01% rispetto all’anno 2018. In oltre la metà dei casi, la causa del decesso è da attribuire al consumo di oppiacei (169 casi all’eroina, 16 al metadone, 1 al fentanil, e 1 alla morfina). Dal 1973, anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni in Italia sugli esiti fatali per abuso di droga, sono complessivamente 25.780 i morti causati dal consumo di stupefacenti». Capece ricorda infine che «la polizia penitenziaria è quotidianamente impegnata nell’attività di contrasto alla introduzione di telefoni cellulari e alla diffusione della droga nei penitenziari per adulti e minori. Il numero elevato di tossicodipendenti richiama l’interesse degli spacciatori che tentano di trasformare la detenzione in business». 

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