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Roma, campo rom sgomberato, famiglie nel Covid hotel. La Regione: «Assurdo»

Roma, campo rom sgomberato, famiglie nel Covid hotel. La Regione: «Assurdo»
di Moira Di Mario e Fabio Rossi
4 Minuti di Lettura
Venerdì 26 Marzo 2021, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 07:30

Nel campo gli agenti della polizia locale hanno trovato una trentina di persone tra adulti e minorenni, per la maggior parte cittadini bosniaci, rimasti lì nonostante l’ordinanza con cui a febbraio scorso Virginia Raggi aveva intimato alle famiglie di lasciare il Villaggio della solidarietà. Ma sulla destinazione dei primi nomadi sgomberati dall’area F del campo di Castel Romano è scontro tra Campidoglio e Regione. «È assurdo che le persone siano state portate in una struttura che viene utilizzata per l’emergenza Covid, a totale carico del Servizio sanitario regionale e senza che la Regione e la Asl competente sappiano alcunché - sottolinea l’assessore regionale Alessio D’Amato - A questo va posto immediato rimedio, poiché la struttura è destinata per isolamenti e quarantene Covid e non può essere utilizzata per altre finalità». All’interno del complesso all’Aurelio, ricorda D’Amato, «ci sono anche persone positive in isolamento». Per l’amministrazione comunale, però, «la procedura è la stessa attuata sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ovvero da circa un anno: le persone per cui è previsto il successivo inserimento nelle strutture di accoglienza capitoline devono trascorrere un periodo di dieci giorni in isolamento». Ma l’assessore regionale parla di «menzogne», con l’Asl Roma 1 che ha diffidato il Campidoglio Asl Roma 1 «a liberare la struttura» e «per aver utilizzato impropriamente strutture dedicate al Covid».

 

Roma, «iniziato lo sgombero del campo rom di Castel Romano». L'annuncio della sindaca Raggi

Le soluzioni

Per le mamme e i minori il Comune ha previsto il trasferimento nelle case famiglia, mentre per gli altri è partita una trattativa con la sala operativa sociale per «l’avvio delle procedure legate alle esigenze alloggiative», dicono da Palazzo Senatorio. Solo una quindicina finora le persone per cui il Campidoglio è riuscito a trovare un’alternativa nelle case popolari, in alloggi temporanei di co-housing. Per gli altri «sono previsti ingressi imminenti», hanno sottolineato dall’Associazione 21 luglio. Lo sgombero è arrivato con oltre venti giorni di ritardo sulla tabella di marcia - sarebbe dovuto scattare il 2 marzo scorso - e ha allontanato appena il 15 per cento dei residenti dell’intero insediamento, composto da oltre 500 abitanti. Ieri sono state trasferite solo le persone presenti nell’area F, in assoluto la più degradata, dove sono ancora visibili le tracce dei roghi tossici e gli sversamenti di rifiuti. L’intervento di ieri ha chiuso solo una piccola parte del campo, che rimane ancora aperto e continua ad ospitare altre famiglie e altri minori. A sollecitarne la chiusura era stata l’estate scorsa la Regione, dopo che la Asl aveva evidenziato come l’inquinamento presente rappresentasse un pericolo per la salute pubblica. Poi il sequestro del campo da parte del Tribunale e l’impegno della sindaca a sgomberare entro settembre. Poi ieri l’intervento, «un altro passo avanti per la chiusura dei campi rom», dice Raggi. La scelta di destinare gli alloggi popolari ha però scatenato polemiche. La Lega parla di spot pre-elettorale «che non risolve il problema di un campo nomadi enorme», attacca Maurizio Politi, capogruppo capitolino del Carroccio. A parare di flop del progetto è anche Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio. Dal centrosinistra Giulio Pelonzi e Svetlana Celli puntano il dito sul «pasticcio creato con lo sgombero delle persone, spostate direttamente in un centro adibito alle quarantene Covid».

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