Roma, bimbo ferito in un parco pubblico: Comune citato come responsabile civile

Roma, bimbo ferito in un parco pubblico: Comune citato come responsabile civile
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Lunedì 21 Giugno 2021, 17:14

Era il 2017, un bimbo di sette anni rischiò di morire in un parco pubblico di Roma, il parco Papacci in via Veientana 15 a Grottarossa, nel Municipio XV. Si appoggiò a un tubo pericolante in una pista di pattinaggio, cadde, entrò in coma, affrontò un delicatissimo intervento neochirurgico e oggi quel bambino ha rinunciato per sempre alla sua passione, i tuffi (era agonista al circolo Canottieri Aniene). Oggi, l'amministrazione capitolina è stata citata come responsabile civile nell'ambito del processo che vede imputate cinque persone per quel grave ferimento avvenuto il 28 luglio del 2017 mentre stava giocando all'interno del parco della Pace nella zona di via Grottarossa.

Roma, bimbo ferito in un parco pubblico: Comune citato come responsabile civile 

 

Il piccolo riportò ferite alla testa dopo essere violentemente caduto al suolo a causa del cedimento di una balaustra di recinzione della pista di pattinaggio. Secondo l'accusa il ferimento poteva essere evitato se fossero stati collocati cartelli e segnali affinchè venissero impediti l'utilizzo dell'impianto e l'accesso alle persone. Nei confronti degli imputati le accuse sono di cooperazione colposa in lesioni personali aggravate e omesso collocamento di segnali. Per la Procura di Roma la pista di pattinaggio era in stato di abbandono e la recinzione era in condizioni precarie.

La vicenda - I residenti, nel corso di questi ultimi 4 anni hanno continuato peraltro a segnalare i gazebo pericolanti e il degrado nel parco. Il Messaggero aveva contattato Sonia, la mamma di quel bambino che ha visto la morte in faccia. «La testa di mio figlio è rimbalzata due volte sul cemento del campetto per cui i lavori di riqualificazione erano terminati e validati da tre mesi», accusò. Mamma Sonia e il piccolo andarono a giocare con la palla al parco. Per raccogliere il pallone il bambino si appoggiò a una balaustra che cedette. Cadde sbattendo con violenza la testa sul suolo. Oggi quel bambino porta i segni irreversibili della tragedia: una cicatrice che corre sul capo, cinquanta punti di sutura per chiudere l’abisso e tornare alla vita dopo mesi di terapie motorie, psicologiche e con il logopedista. «Sono i segni dell’incompetenza di chi doveva controllare e manutenere», raccontò Sonia che attende con ansia il processo agli indagati dell’amministrazione comunale. 

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