Roma, nidi al via tra i disagi: 2.000 bambini in aula senza maestre

Roma, nidi al via tra i disagi: 2.000 bambini in aula senza maestre
di Fabio Rossi
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Mercoledì 9 Settembre 2020, 07:11 - Ultimo aggiornamento: 07:31

L'incognita principale, nel primo giorno di asilo nido, riguarda all'incirca duemila bambini, ancora non sicuri di poter prendere il proprio posto. Il conteggio finale si potrà fare solo alle 9, sperando che le educatrici siano in numero sufficiente e che non manchino gli strumenti indispensabili (dalle mascherine ai rilevatori della temperatura) per poter finalmente ripartire.
 

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È un battesimo a rischio caos, quello che attende stamattina i nidi romani, dopo il lungo stop causato dall'emergenza Covid: sono chiamate in causa le 212 strutture gestite direttamente da Campidoglio e Municipi e le quasi altrettante che lavorano in convenzione con l'amministrazione comunale, per un totale di oltre 16 mila bimbi di età compresa tra zero e tre anni. A entrare per primi saranno i bambini che già iscritti l'anno scorso, poi saranno inseriti con gradualità anche quelli che frequentano il nido per la prima volta. «Voglio ringraziare tutti coloro che hanno lavorato senza sosta fin dal primo momento per la riapertura», dice l'assessore capitolino alla scuola, Veronica Mammì, che assicura «il monitoraggio costante dei servizi e delle azioni di competenza municipale».

LE INCOGNITE
Ma questa mattina, dopo sei mesi di stop, le maggiori fonti di preoccupazione riguardano le educatrici. Sono quasi trecento, secondo le prime stime, le maestre intenzionate a chiedere l'esonero fino alla fine dello stato di emergenza (che al momento scade il 15 ottobre) a causa di condizioni di fragilità di salute che vanno dalle malattie del sistema immunitario all'ipertensione arteriosa non stabilizzata. Educatrici che dovranno essere sostituite con incarichi a lunga scadenza visto che, proprio a causa delle misure di contenimento del coronavirus, quest'anno non saranno possibili supplenze giornaliere. Un problema, quest'ultimo, che si ripercuoterà durante l'anno anche per le assenze brevi delle maestre, dovute a temporanei problemi di salute, congedi parentali o permessi per la legge 104.
 

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LE SUPPLENZE
Molte maestre in attesa di chiamata sono state intanto preallertate per oggi, ma ancora senza ulteriori indicazioni. «Per di più le lavoratrici precarie, oltre a non aver avuto un euro nei mesi di lockdown, vengono chiamate non sulla base di criteri oggettivi ma su scelte discrezionali dei vari Municipi: un vero e proprio caos», sottolinea Dario Nanni, consigliere del gruppo misto nel VI Municipio, quello delle Torri. Il Campidoglio, dal canto suo, è corso ai ripari negli ultimi mesi stanziando 9 milioni di euro per reperire oltre tremila tra educatrici e insegnanti della scuola dell'infanzia, «per potenziare l'organico rispetto agli scorsi anni e garantire il rispetto delle nuove necessità legate alla salute pubblica». Ma l'organizzazione, nonostante il lavoro svolto nelle ultime settimane, resta appesa a un filo. In attesa di verificare che tutto fili liscio, l'orario di frequenza dei bambini sarà ridotto (dalle 8 alle 14) per un mese, con la mensa che sarà comunque assicurata per tutti . Poi, se nel frattempo non si saranno presentati problemi insormontabili, da lunedì 12 ottobre si passerà al tempo pieno.

LE PROTEZIONI
Molte delle tremila educatrici, peraltro, sono ancora prive delle mascherine. Ma il Campidoglio assicura che non ci saranno problemi nella distribuzione dei dispositivi di protezione: il dipartimento comunale ha infatti erogato «oltre un milione di euro ai Municipi da utilizzare per l'acquisto di materiale farmaceutico, tra cui mascherine, gel igienizzante per le mani, guanti in lattice, soprascarpe monouso, termometri ad infrarossi e visiere, insieme all'acquisto di materiali come lenzuolini e bavaglini».

Ma il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia) attacca: «In molti nidi le aule e i servizi igienici sono stati trovati esattamente come a marzo scorso, nessuna pulizia e tantomeno sanificazione». Gli operatori «prevedono che serviranno circa 90 mila mascherine al mese - sottolinea Rampelli - ma la Raggi avrebbe stanziato solo un milione di euro, cifra del tutto insufficiente che procurerà altri disagi e ritardi». I Municipi intanto hanno provveduto all'acquisto dei termoscanner (due per ogni nido o scuola dell'infanzia) che serviranno per controllare la temperatura di chiunque varchi l'ingresso. Tutto il personale, compreso quello ausiliario, indosserà la mascherina, da cui sono invece esonerati i bambini fino a sei anni. Nei nidi si potranno portare solo pacchi chiusi di pannolini, che comunque verranno igienizzati. Durante il cambio dei bambini, le educatrici indosseranno guanti e visiera.

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