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Roma, fabbrica un arsenale con una stampante 3D: informatico arrestato

Arrestato insieme alla moglie per detenzione di armi. In casa aveva mitragliatrici già assemblate e funzionanti e 50 fucili ancora da montare.

Roma, fabbrica un arsenale con una stampante 3D: informatico arrestato
di Michela Allegri
3 Minuti di Lettura
Sabato 9 Luglio 2022, 09:46

In casa aveva un arsenale da guerra realizzato con una stampante 3D: 11 mitragliatrici già assemblate e funzionanti e 50 fucili ancora da montare, ma con i pezzi già pronti. A tradire S. M., un informatico quarantenne di Formello, arrestato insieme alla moglie per detenzione di armi, è stato un viaggio inaspettato al pronto soccorso: martedì sera, provando una delle armi si è ferito a una mano. I medici, insospettiti, hanno chiamato la Polizia, che si è presentata a casa della coppia.

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IL PERSONAGGIO
S. M. era un insospettabile: un esperto di software, che abita con la moglie e il figlio di due anni in una tranquilla villetta alle porte di Roma. Martedì si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale San Pietro con una mano distrutta: una grave ferita di arma da fuoco. «Mi sono fatto male da solo», ha detto ai medici, rimasti sconcertati. Il quarantenne è stato quindi trasferito al San Camillo per essere sottoposto a un intervento chirurgico. Dopo essere stato operato, contro il parere dei sanitari, ha lasciato in tutta fretta il nosocomio ed è tornato a casa. Ma ad aspettarlo c'era una volante della Polizia, che ha perquisito l'abitazione.

 


LA PERQUISIZIONE

Sotto al letto è stato trovato un borsone pieno di armi: 10 mitragliatrici appena assemblate e funzionati. I pezzi, munizioni comprese, erano stati realizzati utilizzando una stampante. Ma non è tutto: nel garage della villetta gli agenti hanno trovato una serie di componenti che sarebbero servite per costruire almeno altri cinquanta fucili. Il quarantenne è stato quindi arrestato per detenzione illegale di armi e ieri c'è stata l'udienza di convalida davanti al gip di Tivoli. Anche la moglie dell'informatico era finita in manette, ma si è difesa dicendo di essere completamente all'oscuro degli affari del marito. «Lei non sapeva nulla delle armi», ha confermato lui. Dopo l'interrogatorio, quindi, la donna, assistita dall'avvocato Stefano Valenza, è stata rimessa in libertà per mancanza di indizi. L'uomo, invece, è nel carcere di Rebibbia.


LE INDAGINI
Le indagini, però, proseguono. Gli inquirenti vogliono capire per chi fossero le armi e se fossero destinate alla vendita in un mercato clandestino. La preoccupazione degli investigatori per il fenomeno di pistole e fucili fabbricati in casa è altissima. Ormai, assemblare una mitragliatrice, grazie alla tecnologia e ai tutorial che si trovano sul web, è diventato facilissimo. Il problema è che queste armi, oltre ad essere pericolosissime, non sono registrate e sono impossibili da rintracciare: non vengono marchiate con un numero di serie.


L'ALLARME
Il numero di pistole e fucili fantasma è difficile da stimare e il pericolo è concreto, tanto che in maggio l'Europol ha sollevato il problema nel corso della conferenza internazionale sulle armi da fuoco, che si è svolta all'Aia.
Di questo tipo di armi si parla dal 2013, quando negli Stati Uniti, il 25enne texano Cody Wilson, fondatore del collettivo open source Defence Distributed, aveva diffuso online, gratuitamente, il progetto e le istruzioni di assemblaggio di una pistola realizzata interamente in plastica. Il file era rimasto disponibile per due giorni ed era stato scaricato più di 100mila volte.

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