ROMA

Ama salta un turno su quattro tra camion guasti e ferie dei netturbini

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Lorenzo De Cicco
Roma, Ama salta un turno su quattro
tra camion guasti e ferie dei netturbini
Se la mattina, quando ci si mette in viaggio verso il lavoro o verso scuola, tocca fare dribbling tra i mucchi di pattume sui marciapiedi è anche perché l’Ama non riesce a coprire i turni. Sarebbero 1.500, ma 330 ogni notte restano scoperti. Colpa soprattutto della flotta arci-datata della municipalizzata, che il nuovo ad, Stefano Zaghis, in carica da ottobre, sta provando faticosamente a rinnovare. «Ma ci vuole tempo - ammette l’amministratore unico dell’azienda - Per concludere la gara per acquistare i mezzi ci hanno messo 3 anni...». Niente di nuovo, dati i tempi pachidermici della burocrazia capitolina. Ieri, per dire, una spazzatrice è andata a fuoco sulla Cassia: aveva 13 anni. «Ora arriveranno 15 mezzi al mese», va ripetendo il manager dell’azienda, «ma per recuperare il gap bisogna aspettare un po’».
Se la città è in sofferenza è anche perché molti netturbini sono stati in vacanza. La nuova governance di Ama sta pensando a una revisione del contratto degli addetti, che di norma durante i festivi sono presenti al 40%, se va bene. L’obiettivo è riorganizzare i turni domenicali e cambiare l’organizzazione nei periodi di ferie. «Roma - ragiona Zaghis - deve avere un servizio degno anche durante le vacanze, quando aumenta il flusso dei turisti: in gioco c’è l’immagine della città nel mondo». Tocca vedere quale sarà la reazione dei sindacati interni, solitamente battaglieri.
Una cosa è certa: la città, al netto degli sforzi della partecipata comunale, è ancora sporca in tanti quartieri. A Balduina preparano azioni legali in batteria. Cumuli d’immondizia ancora si vedono dal Portuense alla Casilina, tra Capodanno e l’Epifania sono andati a fuoco 34 cassonetti. Per questo ieri Zaghis è stato convocato in Campidoglio. Per illustrare al M5S il piano per «ripulire la città in tre-quattro giorni», come è stato assicurato, per dire che in settimana dovrebbe essere varato dal Cda il bilancio 2017 (forse già oggi) e soprattutto per spiegare i motivi della sofferenza: alcuni impianti hanno lavorato a singhiozzo da inizio anno, lasciando in strada 800 tonnellate d’immondizia e circa 400 sono ancora lì. Tra questi l’impianto Rida di Aprilia, che però ha appena ottenuto una sentenza del Tar che obbliga la Regione, «entro 180 giorni» a indicare in quali discariche «in ambito regionale» mandare gli scarti del suo trattamento.
Non preoccupa molto, per il momento, la chiusura di Colleferro: la discarica, uno dei pochi siti di smaltimento rimasti attivi nel Lazio, oggi pomeriggio accetterà l’ultimo camion dell’Ama. Poi stop. Arriverà solo, per pochi mesi, la “fos”, la frazione organica che serve anche per la bonifica dell’area. Ma Roma, d’intesa con la Pisana, ha già accordi con l’Abruzzo e le Marche (e spera di strappare un’intesa con la Sardegna) per “coprire” i prossimi mesi. Da agosto-settembre, dovrebbero partire i carichi verso l’estero. Dove? Ancora non si sa.
Resta poi il tema discarica. Virginia Raggi tira dritto su Monte Carnevale, sfidando i mal di pancia di 7-8 consiglieri grillini tentati di sostenere le mozioni contro il sito proposte da Pd e Fdi. Ma il voto, previsto prima per oggi, poi per giovedì, dovrebbe slittare alla prossima settimana. Il 21 intanto i comitati della Valle Galeria manifesteranno in Campidoglio. La sindaca esclude passi indietro: resta la delibera votata il 31 dicembre. E in Comune circola anche l’ipotesi di espropriare l’area «per interesse pubblico», se il proprietario della cava non volesse realizzare un impianto di questo tipo.
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