Via i rom da Castel Romano, il piano del Comune di Roma. «Ma ci vorranno otto mesi»

Documenti, assistenza e contributi economici per lasciare il campo

Via i rom da Castel Romano «Ma ci vorranno otto mesi»
di Fabio Rossi
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Mercoledì 9 Marzo 2022, 08:10 - Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 10:16

Il campo nomadi di Castel Romano chiude, ma senza fretta: il lungo sgombero si chiuderà a novembre, salvo imprevisti. Il Campidoglio ha concluso una gara d'appalto «per sostenere percorsi di inclusione sociale della popolazione presente nel villaggio attrezzato» e così «di consentirne il superamento». Una procedura che servirà, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, a ricollocare gli abitanti dell'insediamento, che ospita attualmente 128 nuclei familiari, per un totale 570 persone, suddivise in due differenti aree. Un percorso che prevede anche aiuti economici, fino a diecimila euro, per il «sostegno alloggiativo», passando per la regolarizzazione dei documenti di soggiorno e di residenza e la scolarizzazione dei bambini.

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L'ITER
La scelta, insomma, è di puntare a una soluzione «non traumatica», convincendo gli abitanti rimasti lì ad andarsene spontaneamente, con un processo della durata di otto mesi da ora. D'altronde la storia del campo di Castel Romano è piena di rallentamenti: l'insediamento è stato istituito quasi 17 anni fa, con un'ordinanza sindacale del 12 settembre 2005, per garantire una «temporanea collocazione» degli sgomberati dal campo che si era formato in vicolo Savini, nell'area compresa tra San Paolo e il Tevere. I nomadi, allora, sono stati trasferiti nell'appezzamento di terreno ricadente all'interno della riserva naturale di Decima Malafede, su una superficie di 65 mila metri quadrati che, negli ultimi anni, è stata anche sottoposta a sequestro preventivo per una serie di reati ambientali commessi al suo interno.


IL PROVVEDIMENTO
La «temporanea collocazione», però, va avanti per anni. Arriva il 2016 quando Virginia Raggi, appena insediatasi a Palazzo Senatorio, assicura: «Supereremo il campo di Castel Romano». Un anno dopo la giunta capitolina approva il Piano di indirizzo di Roma Capitale per l'inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti, finalizzato al «graduale superamento delle residenzialità dei campi». Ma solo nel 2021 arriva la prima fase dell'operazione: viene sgomberata l'area F, la più degradata dell'accampamento, pari al 10 per cento dell'intera baraccopoli e al 15 per cento degli abitanti. Ma il grosso resta ancora lì. Nel frattempo, l'insediamento è costato alle casse comunali più di 20 milioni di euro soltanto per le spese di gestione: ogni anno vanno via 390 mila euro per le utenze, 130 mila per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti, oltre 400 mila euro per lo spurgo dei liquami e altri 41 mila per la manutenzione.

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IL PROGRAMMA
L'appalto prevede, come piano per la chiusura del campo, la regolarizzazione dei documenti di chi vi abita e l'inclusione nel mondo del lavoro «attraverso l'avvio di tirocini, corsi di formazione finalizzati alla creazione e la conduzione in autonomia di piccole realtà imprenditoriali di livello locale». Quindi il «sostegno all'autonomia abitativa ricorrendo al mercato immobiliare privato, per i beneficiari in possesso delle condizioni minime economiche a sostenere le relative spese» e per gli altri «il supporto tecnico necessario per la partecipazione ai bandi per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare». Sul fronte della salute, poi, è in programma una campagna di «vaccinazioni e informazione sanitaria». Infine il sostegno ai minori, mediante «la promozione di processi di pre-scolarizzazione e di scolarizzazione dei bambini rom e sinti, attraverso l'accesso (in termini di iscrizioni, frequenza e risultati) non discriminatorio alle scuole di ogni ordine e grado; la partecipazione a laboratori, doposcuola, gite, attività ludiche e sportive».

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