ROMA

Riscaldamento, caldaie fantasma a Roma: senza controlli 550 mila impianti

Sabato 18 Gennaio 2020
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Più di 550mila impianti di riscaldamento romani “fuorilegge”. Il fatto è che ad oggi non è possibile stabilire con certezza lo stato di manutenzione di gran parte delle caldaie di condomini, case e uffici della Capitale. Vale a dire dei nuovi grandi accusati per l’inquinamento che da giorni sta paralizzando la città. Secondo i dati messi a disposizione dall’azienda privata che si occupa dei controlli sulla manutenzione, a Roma ci sono circa 900mila bruciatori ma solo di 350mila è possibile stabilire consumi ed emissioni effettive. Per i restanti 550mila invece non c’è modo di sapere se sono a norma oppure no.

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Da anni il Comune ha deciso di affidare il controllo del Bollino Blu per le caldaie a un concessionario che, ad oggi, è l’Organismo ispezioni impianti termici. Tale assegnazione però è arrivata solo il primo novembre del 2018 e la società da allora sta operando normalmente effettuando controlli a campione, verificando l’idoneità dei tecnici e tentando di sensibilizzare i cittadini sul tema, anche per un “banale” risparmio economico derivante da un impianto efficiente. Tuttavia prima del 2018, per tre anni, la concessione scaduta non è stata affidata a nessuno. Un vuoto operativo in cui non è possibile stabilire se e quando siano stati effettuati i controlli sulle caldaie.

Il risultato è che non esiste un registro che possa certificare lo stato attuale della manutenzione di tutti gli impianti della Capitale. In pratica al momento la gran parte delle caldaie romane è “fantasma”. Eppure proprio quegli impianti sarebbero responsabili più delle automobili, delle industrie e anche del settore agricolo, della presenza massiccia nell’aria di Roma di Pm10, le particelle di particolato con cui si misura la qualità dell’atmosfera.
Secondo le stime dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), a camini, stufe e caldaie sarebbe imputabili circa il 60% delle emissioni inquinanti. Non a caso, già dagli ultimi dati messi a disposizione nel 2015 dall’Ispra, nella Capitale 3.105 tonnellate di Pm10 risultavano derivare dal loro funzionamento e “solo” 1.021 tonnellate provenivano invece dal trasporto su strada.

Per avere una panoramica certa delle emissioni degli impianti di riscaldamento romani sarà quindi necessario attendere diversi anni, con risultati potenzialmente disastrosi per ambiente, traffico ed economia cittadina. Anche perché l’assenza di un registro di questo tipo non consente neppure di controllare eventuali criticità già riscontrate in passato. Ad esempio, spiegano dalla società che oggi si occupa delle verifiche, «basta un impianto a gasolio sfuggito alla manutenzione o che, magari, non è stato neppure dichiarato, perché in termini di emissioni sia come se non fossero stati effettuati controlli su circa 10mila impianti a metano».
Tuttavia, specificano dall’Organismo ispezioni impianti termici «nel nostro primo anno di attività, iniziato a novembre 2018, gli impianti malfunzionanti o addirittura pericolosi, sono stati pochi rispetto ai 350mila controllati». Per il momento però non si può far altro che sperare e attendere che il database, un Bollino alla volta, venga strutturato tracciando una mappa accurata dei consumi e delle emissioni degli impianti di riscaldamento. Ultimo aggiornamento: 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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