Rifiuti, emergenza a Roma. L'assessore Valeriani: «Ora il termovalorizzatore, una spinta per cambiare»

L’assessore regionale al Ciclo dei rifiuti: «Per gestire l’emergenza serve l’impianto»

Rifiuti, emergenza a Roma. L'assessore Valeriani: «Ora il termovalorizzatore, una spinta per cambiare»
di Francesco Pacifico
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Giovedì 14 Luglio 2022, 07:55 - Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 10:41

«Se posso permettermi, credo che in questo decreto ci siano misure più importanti per il futuro del nostro Paese, che sarebbe folle far saltare. Ma poi una corsia preferenziale per il termorvalorizzatore di Roma è necessaria, anche perché nella Capitale la situazione è difficilissima e senza si rischia di non farcela». Oggi al Senato, tra le minacce di astensione dei Cinquestelle, è atteso il voto di fiducia sul decreto Aiuti, nel quale sono inseriti i poteri commissariali concessi a Roberto Gualtieri per costruire il termovalorizzatore. E Massimiliano Valeriani, assessore regionale ai Rifiuti, sottolinea che «mai come oggi c'è la necessità da parte degli amministratori pubblici di dire ai cittadini la verità sulle gestione della spazzatura». Qual è? «Che servono gli impianti».

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E proprio nell'ottica di responsabilizzare la politica, la Regione ha istituito gli Egato (gli enti di governo dell'ambito territoriale ottimale), trasferendo ai sindaci le decisioni sui flussi e su dove realizzare termovalorizzatori, compostiere e discariche.
Assessore, Roma è sempre più sporca.
«Nella Capitale la situazione s'è ulteriormente aggravata con l'incendio della seconda linea del Tmb di Malagrotta. Ma si scontano i pochi sbocchi e anni di mancate decisioni, soprattutto sugli impianti da realizzare. In questo Gualtieri è andato controtendenza».
A che cosa si riferisce?
«Gli va riconosciuto il coraggio, l'assunzione di responsabilità dicendo: saremo noi, come Comune, a realizzare quegli impianti che non sono stati fatti in tanti anni. E nel piano che presenterà non c'è soltanto il termovalorizzatore. Costruire questi impianti vuol dire ridare dignità ai romani e ridurre la Tari, visto che i costi aumentano se tutti i pezzi della filiera sono lontani da loro».
Per questo obiettivo Gualtieri ha però avuto poteri straordinari.
«Certo, in virtù di questo status è autonomo sia dalla Regione per quanto riguarda i dettami del piano dei rifiuti (dove non sono previsti nuovi termovalorizzatori, ndr) sia dalla Città metropolitana per la scelta della localizzazione. Ma qui la questione non è di architetture istituzionali, ma di volontà politica. E oggi scontiamo proprio l'irresponsabilità e le ritrosie di molte amministrazioni, che non hanno voluto fare gli impianti necessari. Volete sa pere con quale risultato?».
Quale?

«Lasciare i rifiuti per strada e ridurre la raccolta differenziata. Nel Lazio oggi siamo al 56 per cento, ma se Roma avesse fatto in passato il suo dovere ora saremo al 63, sopra la media nazionale. La Capitale è stato un piombo per tutto il sistema regionale. Ricordo ancora chi fino a un anno fa teorizzava la strategia dei rifiuti zero per giustificare la propria inefficienza sugli impianti».

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Intanto avete approvato gli Egato.
«Con questa legge completiamo il mosaico della norme sui rifiuti dopo il piano regionale e i fondi, 90 milioni di euro, per costruire le isole ecologiche e gli impianti necessari per aumentare la differenziata. Con gli Egato abbiamo introdotti quei soggetti giuridici che si sostituiranno ai Comuni e prenderanno le decisioni che spesso i sindaci non hanno avuto il coraggio di prendere nella gestione dei rifiuti: stabilire i flussi, individuare gli impianti necessari e dove collocarli».

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Che cosa cambia in concreto?
«Dopo una stagione di stasi, da un lato, ci aspettiamo un'accelerazione nei diversi Comuni per fare gli impianti, dall'altro arriverà una maggiore responsabilizzazione della politica: entreranno in questo complesso tutti i sindaci di un determinato ambito territoriale. Nessuno si potrà tirare fuori».
Ci saranno sei Egato: uno per ogni provincia del Lazio più quello di Roma Capitale. Guardando a quello che hanno deciso altre Regioni, non sono troppi?
«No, perché abbiamo provincie molto estese come quella di Roma che ha 120 comuni e quella di Frosinone che ne ha 91. Ma la novità è soprattutto politica: la Capitale è ambito a sé, si stacca dalla Città metropolitana: questo sposta pienamente la logica del piano regionale dei rifiuti che vuole ogni territorio autosufficiente, senza gravare su altri vicini. La Città eterna, i suoi rifiuti, dovrà trattarli e smaltirli nei confini. E questo comporta anche forti risparmi in termini economici».
Al riguardo, i futuri presidenti degli Egato avranno stipendi pari all'80 per cento di quelli del governatore del Lazio.
«Intanto lo prevede la legge nazionale. Ma poi non mi sembra una cifra scandalosa, perché chi dovrà guidare questi enti gestirà centinaia e centinaia di milioni, dovendosi accollare anche fortissime responsabilità legali».
Ma se questi organismi non funzionano?
«Semplice: se non prenderanno le decisioni sperate, la Regione avrà il potere di commissariarli, di sostituirsi a loro e prendere le scelte necessarie sulla gestione dei rifiuti».

 

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