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Rifiuti, a Roma è flop raccolta: i turni dell'Ama fermi a 30 anni fa. Così la città rimane sporca

I maggiori ritardi a Trastevere, Pigneto, Tiburtino, aree del Centro storico e Ostia

Rifiuti, a Roma è flop raccolta: le mappe di Ama ferme a 30 anni fa. Così la città rimane sporca
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 8 Giugno 2022, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 10:47

Soltanto a Trastevere mancano una quarantina di spazzini rispetto a quelli che sarebbero necessari. Ma almeno qui, Ama, sfruttando la fine dei servizi davanti alle scuole e l’arrivo di ditte apposite per il porta a porta di locali e negozi, si appresta ad aumentare il personale. E le cose non vanno meglio nel resto della città, dove ogni “zona”, ogni presidio territoriale della municipalizzata, avrebbe bisogno di almeno una ventina di operai in più.

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A MACCHIA DI LEOPARDO

La raccolta dei rifiuti nella Capitale è sempre più a macchia di leopardo: ogni giorno c’è sempre un quartiere dove saltano i giri di ritiro e che si sveglia con cassonetti traboccanti e sacchetti sparsi per strada. Senza parlare dei bidoncini di bar e ristoranti che spesso vengono lasciati fuori dai locali per tutta la notte, in attesa che Ama o le ditte in appalto passino a svuotarli. Ma quella occupazionale è soltanto una delle tante criticità, con le quali l’azienda si confronta nella sua attività. Certo, secondo i sindacati servirebbero ulteriori 1.500 dipendenti - ieri il Comune ha autorizzato l’assunzione di 655 addetti - ma i problemi sono a monte e partono dalla stessa organizzazione del servizio di raccolta.

LA MAPPA

Intanto la mappa dei giri - quella che programma e regola dove e quando devono andare i camion - è vecchia di oltre 30 anni: è stata stilata nel 1985 e aggiornata nel 1995, quando il lavoro dei netturbini era sostanzialmente quello di svuotare i cassonetti. In teoria c’è stata un’opera di restyling nel 2015, mai entrata in vigore, quindi la più grande municipalizzata dei rifiuti si muove con una pianta definita prima che, per esempio, si introducesse il ritiro porta a porta e che impone diverse modalità di azione e di mezzi. Senza dimenticare che in 30 anni a Roma sono nati nuovi quartieri, altri - con lo spopolamento del Centro - hanno iniziato a ospitare più abitanti, più uffici, più negozi e più servizi. Ma questi cambiamenti sono spesso estranei all’Ama, se al I Municipio hanno scoperto che nelle anagrafi dell’azienda relative ai quartieri Prati e Vittoria sono assenti moltissimi degli attuali bar e ristoranti. Sono sconosciuti tanto che in alcuni casi non si vedono neppure recapitare la bolletta della Tari. 

 

Gli attuali vertici di via Calderon de La Barca vogliono “ingegnerizzare” il servizio: vuol dire affidarsi agli algoritmi per soddisfare meglio in termini di raccolta le esigenze della Roma di oggi. E quindi non è un caso che i dipendenti manchino proprio nelle aree che sono più cambiate in questi anni e dove crescono le lamentale degli utenti: oltre a Trastevere, il Pigneto passato da quartiere di frontiera ad area trendy, pezzi del Centro come via del Corso e piazza di Spagna, il Tiburtino, il Tuscolano o Ostia. Ma oltre ai dipendenti Ama sconta anche il deficit di mezzi. Oggi, dopo una stretta nelle officine, il 60 per cento di camion e squaletti è funzionante, mentre il 40 è in manutenzione. Soltanto prima del Covid la proporzione era inversa.

Ma i numeri attuali diventano più bassi se un compattatore deve fare più chilometri e attendere ore di scaricare negli impianti di trattamento, perché nel Lazio Tmb e tritovagliatori sono pochi. Fermi in coda davanti ai cancelli di Malagrotta o di Colfelice, non possono rientrare velocemente per il secondo giro di raccolta. E in quest’ottica non aiuta neppure la dislocazione degli autoparchi e delle grandi officine, (Tor Pagnotta, Salario, Rocca Cencia e Ponte Malnome) collocate in ognuno dei punti cardinali della Capitale. L’introduzione del porta a porta impone un maggior uso di furgoncini, parcheggiati vicino alle aree di intervento. Appena se ne rompe uno, bisogna macinare chilometri per fare le riparazioni. Nota Flavia De Gregorio (Azione): «Se Ama così non ce la, si applichino contratti di servizio municipali e deleghe decentrate ai rifiuti». 

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