ROMA

Roma, salto tra i rifiuti: una strada chiusa per discarica

Sabato 22 Giugno 2019 di Laura Bogliolo
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Mille euro l’anno. È quanto pagano per la tassa sui rifiuti gli abitanti di via Carlo Fornara. Eppure la via, nel quartiere Borghesiana, da oltre un anno è una discarica: il muro di rifiuti impedisce di proseguire e l’odore è nauseabondo. L’altra sera per protesta alcuni residenti hanno sbarrato l’accesso a un lato della strada. “ Discarica chiusa, ci scusiamo per il disagio” hanno scritto ironicamente e con rabbia su un lenzuolo appeso a una rete verde. «I vigili mi hanno detto che devo filmare chi scarica l’immondizia, ma io ci vivo qui, ho paura di ritorsioni» dice Martina, respingendo al mittente la campagna lanciata dalla sindaca Virginia Raggi, quella che invita i romani a filmare chi abbandona i rifiuti. «Paghiamo per la raccolta dei rifiuti, paghiamo per la sicurezza, non spetta a noi fare i controllori, servono telecamere» dicono i residenti.

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Deborah Ciccozzi, aveva scelto di vivere in via Carlo Fornara, perché ama la natura: «E invece è un dramma, siamo fuori dal mondo, nessuno ci ascolta, abbiamo contattato i vigili, l’Ama, ma a nessuno interessa». Tempo fa è stato appiccato un incendio. «Si tratta di una delle tante discariche che massacrano il nostro territorio» dice Giancarlo Trebbi, residente storico, che monitora il VI Municipio “armato” solo di uno smartphone per denunciare il degrado. «Le bonifiche - dice - sono inutili se non installano telecamere o fanno venire l’Esercito a presidiare questo territorio abbandonato, ci vuole la prevenzione».

Siamo a Roma, a 15 chilometri dal Campidoglio, qui dove sorgono “terre di nessuno”, anche se le competenze sono chiare. Anzi, chiarissime. I medici intanto ricordano i problemi sanitari in città. Visto il caldo «la puzza vicino ai cassonetti è indice di contaminazione batterica» ha affermato il vicepresidente dell’Ordine Medici Luigi Bartoletti.

Roma continua a soffocare tra i rifiuti e nessun quartiere viene risparmiato dalla conclamata emergenza rifiuti e dalla “democratica” crisi della raccolta che non funziona in periferia, né tanto meno in Centro nonostante il Campidoglio da sempre prova a rassicurare: «Va tutto bene!». In viale Somalia, in via Chiana, in via Tripoli, in via Makallè, i residenti intanto hanno iniziato a praticare un nuovo sport: il salto dell’immondizia. Sulla Cassia invece c’è il lancio dei sacchetti dentro i cassonetti vuoti.

«Se qualcuno incendia questa spazzatura saremo costretti a respirare diossina» dice Filippo Marciante, professione consulente: insieme ad altri tre residenti ha indossato i guanti in via Cassia, al civico 829. Ha iniziato a gettare dentro i cassonetti vuoti la montagna di immondizia accumulata sul marciapiede. «L’Ama non pulisce? E allora lo faccio io davanti casa mia - aggiunge - L’amministratore del condominio ha detto che sto compiendo un reato, ma l’odore lo respiriamo noi. Da venti giorni c’è questa montagna di rifiuti, svuotano i cassonetti, ma non portano via i sacchetti che intanto si sono accumulati: la gente non ce la fa ad arrivare ai secchioni, abbiamo bambini, non possiamo rischiare la salute».

Filippo, quasi saturo di senso civico, prova addirittura sensi di colpa: «Avremmo dovuto gettare i sacchetti nei cassonetti subito, non appena hanno iniziato ad accumularsi, invece ora - dice -sono così tanti che ci impiegheremo ore per ripulire tutto». I sacchetti a terra devono essere portati via dai cosiddetti “squaletti”, i camioncini Ama dedicati. Ma nessuno li ha avvistati. Né sulla Cassia, né alla Borghesiana.
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