ROMA

Rifiuti Roma, caos raccolta: ministro Costa in pressing per un'altra proroga a Colleferro

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Francesco Pacifico
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Rifiuti Roma, caos raccolta: ministro Costa in pressing per un'altra proroga a Colleferro

Alla Pisana hanno apprezzato le parole di Virginia Raggi, con le quali la sindaca ha confermato - nonostante la sommossa nei Cinquestelle locali e nazionali l'avvio della discarica di servizio a Monte Carnevale. Ma alla Regione Lazio, fino a quando non vedranno la documentazione per autorizzare l'impianto, non escludono ancora di intervenire in maniera diretta su Roma Capitale, se non ci saranno passi avanti. E la dead line sembra essere quella del 15 gennaio, quando chiuderà la discarica di Colleferro, dove la Capitale ogni giorno sversa 1.110 tonnellate di materiali che provengono dalla lavorazione dei suoi rifiuti.

Dopo quella data la Città eterna rischia di entrare in un'emergenza dalla quale sarà difficile uscire in tempi brevi: deve trovare uno sbocco a queste quantità, senza dimenticare che dall'inizio del mese non manda più - e parliamo di 300 tonnellate al giorno - l'indifferenziato al Tbm di Rida di Aprilia. Intanto alcuni cassonetti sono stati bruciatinei pressi della sede del Municipio XI, quello dell'area dove sorgerà la discarica di Monte Carnevale.

FACILITATORE
Nell'ultima ordinanza regionale, Nicola Zingaretti ha chiesto agli impianti del Lazio di prendere quanti più rifiuti possibile da Roma. Ma la questione degli sbocchi di Ama sta molto a cuore anche al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. Il quale, appena può, ripete che in questa vicenda ha soltanto un ruolo da facilitatore, ricorda che non ha competenze dirette nella vicenda, ma mai come in queste ore starebbe facendo pressioni per risolvere il nodo del dopo Colleferro, al centro delle preoccupazioni del Campidoglio.

Questa mattina ci sarà un vertice tecnico tra ministero, Regione, Città metropolitana e Comune e al tavolo - oltre che di Monte Carnevale - si finirà per discutere di due ipotesi per frenare l'emergenza, ma politicamente difficili da percorrere. In primo luogo, prorogare la chiusura della discarica di Colleferro fino a quando non sarà autorizzata il nuovo sito di raccolta o sarà lanciato da Ama il bando di gara studiato con Invitalia per inviare i rifiuti all'estero. Una soluzione sulla quale sta molto spingendo Roma Capitale e che non vedrebbe la contrarietà il dicastero dell'Ambiente. Sempre a livello tecnico, si starebbe valutando anche la proposta di autorizzare per un periodo molto limitato il conferimento di rifiuti urbani anche nell'impianto di Falconara, dove è attivo un impianto per gli inerti.
Queste le ipotesi, la realtà è che Roma dal 15 gennaio si troverà con la necessità di trovare un nuovo sbocco per 300 tonnellate destinate alla lavorazione del suo indifferenziato e, soprattutto, un altro sbocco da 1.100 tonnellate per gli scarti delle lavorazioni. Oggi a Colleferro sversano i loro residui soprattutto i due maggiori Tmb che lavorano per Ama: il Tmb di Rocca Cencia (700mila tonnellate trasformate al giorno) e quelli gestiti da Egiovi a Malagrotta (1.250 tonnellate al giorno). Senza un sito per chiudere il ciclo questi due impianti rischiano di ridurre in maniera sostanziale o di fermare il conferimento dalla capitale. Risultato? Roma rischia di ritrovarsi con 1.500 o più tonnellate di spazzatura nei suoi cassonetti al giorno, che la municipalizzata non saprà dove inviare.
 


I VIAGGI
Nelle scorse settimane l'amministratore unico di Ama ha chiesto alla Mad, che gestisce due discariche a Viterbo e nel Frusinate e dove arrivano nei picchi di lavorazione circa 500 tonnellate al giorno di conferimenti, di aumentare i conferimenti. Poco meno di 300 tonnellate, sempre al giorno, potranno essere garantiti dagli ultimi accordi (non ancora pienamente operativi) con i Tmb di Abruzzo e Marche. Ma se non si vogliono bloccare le lavorazioni nelle strutture di trattamento meccanico-biologico di Rocca Cencia e di Malagrotta servirà altro e non basterà l'apertura di Monte Carnevale, pronta se tutto va bene tra non meno di sei mesi. Anche perché aumentare i conferimenti nelle altre discariche regionali, rischia soltanto di spostare l'emergenza dalla sola città di Roma a tutto il Lazio. In quest'ottica c'è una sola soluzione, ma è molto onerosa: mandare gli scarti di lavorazione in altre regioni (si sta trattando con l'Emilia-Romagna) e all'estero. Il costo? Circa 200 euro a tonnellata per ogni viaggio della speranza.

Ultimo aggiornamento: 13:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA