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Roma, i netturbini: «Secchioni e camion rotti, la raccolta non funziona». Il reportage sui rifiuti

Il viaggio con i netturbini nella notte. «Mezzi e cassonetti non lavati da anni»

Roma, i netturbini: «Secchioni e camion rotti, la raccolta non funziona». Il reportage sui rifiuti
di Fernando Magliaro
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Luglio 2022, 00:32 - Ultimo aggiornamento: 00:42

Una volta si lavavano sia i cassonetti che i camion della raccolta «ora non più, almeno da una decina di anni». Antonio, nome di fantasia, operatore Ama, racconta durante il turno a “la base” tutte le difficoltà del servizio di raccolta dei rifiuti. Sono da poco passate le 21, in una zona sud di Roma. «Il servizio è organizzato in modo inefficiente», spiega fra un sacchetto e l’altro spediti dentro il furgone. «Oggi nel VI Municipio passiamo a ritirare l’organico, nel confinante VIII si fa invece la carta. Una volta il sistema di raccolta era diverso. L’organizzazione faceva passare il camion per lo svuotamento dei cassonetti accompagnato dal personale che, mentre il cassonetto era in aria, ripuliva la piazzola. Oggi, al massimo facciamo “la base”: ovvero il giro con lo squaletto - i piccoli camion con il cassone posteriore aperto - a raccogliere i rifiuti che, nel corso delle giornate, si sono accumulati fuori dai secchioni. Venti minuti e il primo gruppo di cassonetti è pulito.

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Si sposta nella strada vicina, ma già lo squaletto è semi-pieno. A fine strada, si dovrà andare a svuotarlo. A Rocca Cencia, facendo decine di chilometri, oppure sperando che Ama sia riuscita a mandare le “macchine madri”, cioè grossi camion disseminati per la città dentro cui gli squaletti rovesciano il loro contenuto per poi ripartire. Se ci sono le macchine madri, si risparmiano chilometri e tempo. Altrimenti i turni volano via così: «Specie se facciamo il giro dell’organico. Se con l’organico andiamo a Rocca Cencia rischiamo di rimanere in coda per ore. Noi perdiamo tempo ma anche i colleghi del turno successivo che ci sostituiscono». Sempre che non si rompa qualcosa altrimenti bisogna aspettare e sperare che ci sia una nuova macchina disponibile.
La questione lavaggio è decisamente importante: «I nostri camion, quelli piccoli e quelli grandi, sono dotati di sensori. Non lavare i furgoni significa che l’immondizia si incrosta e i sensori smettono di funzionare. Si bloccano le rastrelliere, i cassoni ribaltabili, i braccetti meccanici». E poi è una questione «igienico-sanitaria» che, «specie d’estate», diventa un inferno fra «liquami e i bigattini». E fino a una decina di anni fa, si lavavano anche i cassonetti, «ma ora non si fa più. Non ci sono i mezzi. E comunque non c’è tempo. Lavoriamo a ciclo continuo e i lavaggi portano via tempo. Per altro, il lavaggio dei mezzi non è che puoi farlo per strada. Occorrono postazioni attrezzate per lo smaltimento di queste acque altamente inquinanti. E ora è rimasta solo Rocca Cencia dove ci sono due lance piuttosto vecchiotte del tutto insufficienti per il parco vetture di Ama».

 

Il nodo

Stiamo arrivando a fine strada: nel cassone dello squaletto c’è di tutto, tutta roba che rimanendo in strada finisce obbligatoriamente nell’indifferenziato, anche se, magari, il cittadino ci si è messo di impegno per separare le varie frazioni. E Antonio arriva al nodo cassonetti: «Quelli dell’indifferenziato vecchi hanno il coperchio pesante e la pedaliera per aprirlo spesso si rompe o non si riesce a usare per la presenza di rifiuti intorno. Per cui, specie gli anziani, non riescono a depositare i rifiuti dentro. Ecco perché tendiamo a lasciarli aperti usando qualche oggetto di fortuna. Quelli nuovi, invece, hanno il coperchio molto più leggero. Ma si aprono a mano. E senza lavaggio e sanificazione rimarranno ugualmente mal utilizzati». «Per i cassonetti rotti - conclude a fine turno - dobbiamo ricorrere alla “smezzatura” a mano: i sensori non li fanno prendere dal camion, quindi, dobbiamo svuotarli per una metà a mano. In attesa che arrivi il cassonetto in sostituzione».

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