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Rifiuti a Roma, pulizia e raccolta. L’Ama ammette il flop: obiettivi non raggiunti

Rifiuti a Roma, pulizia e raccolta. L Ama ammette il flop: obiettivi non raggiunti
di Fabio Rossi
3 Minuti di Lettura
Domenica 27 Settembre 2020, 00:10

La pulizia della città è ben al disotto degli obiettivi previsti, soprattutto per quello che riguarda spazzamento e lavaggio delle strade. A dirlo, questa volta, è proprio l’Ama, nella relazione di accompagnamento al piano finanziario del 2020. Nel documento, la municipalizzata mette in fila tutti gli indicatori di qualità del servizio offerto, indicando i risultati ottenuti nell’ultimo anno solare e confrontandoli con gli obiettivi fissati dal Campidoglio. Il contratto di servizio tra l’azienda di via Calderon de la Barca e Roma Capitale, infatti «pone tra gli obiettivi il rispetto di standard quali-qualitativi», che vengono monitorati dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune. Il parallelo tra target e realtà, però, è spesso impietoso.

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Il dato più eclatante riguarda la pulizia delle strade. L’obiettivo del Campidoglio, nell’ultimo triennio, era fissato al 92 per cento di soddisfazione del servizio svolto dall’Ama. Ma nel 2019 il risultato conseguito è stato molto più basso (65,8 per cento): un po’ meglio rispetto all’anno precedente, quando si era fermato al 62,8 per cento, ma sempre lontanissimo dai desiderata di Palazzo Senatorio. Situazione simile se si considera la pulizia delle aree dove sono sistemati i cassonetti per i rifiuti: la percentuale di soddisfazione del servizio rilevata nell’ultimo anno solare è stata del 65,7 per cento, molto più in basso rispetto all’asticella fissata dall’amministrazione comunale all’88 per cento. Un po’ meglio (ma sempre distante dagli obiettivi) la “fruibilità dei cestini”: 86,8 per cento di valutazioni positive contro un target fissato al 94 per cento. Per quanto riguarda il decoro dei cestini stessi siamo invece abbastanza vicini al traguardo: 77,6 contro 80 per cento. Gli indicatori di qualità erogata e i relativi standard si intendono come percentuale di rilevazioni con giudizio positivo. La tecnica di rilevazione si basa su un campione casuale per il monitoraggio di ogni servizio.

Sul fronte della raccolta dei rifiuti, altra piaga della Capitale, siamo altrettanto lontani, soprattutto quando si parla del delicato fronte della differenziata, considerato il punto forte della strategia dell’amministrazione di Virginia Raggi. Eppure il Campidoglio aveva notevolmente abbassato le richieste: «L’obiettivo di raccolta differenziata per il 2020 che può essere indicato è quello del piano finanziario tariffa, che è del 50 per cento», aveva detto a marzo il capo della direzione rifiuti del Campidoglio, Laura D’Aprile, sentita dalla commissione bicamerale Ecomafie. Il dato ufficiale dello scorso anno è però del 45,34 per cento, appena un punto in più del 2018, su una produzione totale di rifiuti pari a 1.693.476 tonnellate. Difficile anche che possa arrivare a 50 nell’anno in corso, quindi, ma in ogni caso si resterà ben lontani da quel 70 per cento promesso con il piano “per la gestione dei materiali post-consumo 2017-2021”, firmato ormai tre anni fa dall’allora assessora all’ambiente, Pinuccia Montanari.

Il paradosso è che il Campidoglio può sanzionare l’Ama per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel contratto di servizio, ed effettivamente lo fa. Ma queste multe vanno a ripercuotersi sulle tasche dei romani, che così aggiungono al danno la beffa. La municipalizzata è stata multata di 5 milioni per i disservizi del 2019. Ma le contravvenzioni, tra trattenute e sanzioni, per il 2017 erano arrivate a 8,2 milioni e per il 2018 ancora di più: 10 milioni. I cittadini in questo modo pagano la Tari più alta d’Italia (313 euro in media per nucleo familiare) in cambio di un servizio insoddisfacente, e si vedono trattenuti quei soldi dal Comune che dovranno ripagare, visto che l’Ama deve coprire i costi sostenuti con i ricavi della tariffa rifiuti. Con il risultato che i cittadini pagano di più proprio a causa dei cassonetti stracolmi. Con il rischio ricorsi: nei quartieri sta partendo il tam tam della rivolta contro quella che ormai è percepita come «una tassa ingiusta».
 

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