Relitto sul Tevere, rifugio di sbandati: la Tiber II è diventata un ritrovo per senzatetto

Giovedì 20 Giugno 2019 di Giuseppe Scarpa
«Lei vive qui?» «Sì, cosa vuoi? Chi sei? Vattene via». I modi sono bruschi, come quelli di chi non vuole essere disturbato. O meglio scoperto. Il cartello con scritto “vietato l’accesso a persone non autorizzate”, segna un confine. Come se fosse una proprietà privata. Mentre, al contrario, dovrebbe impedire l’ingresso ad un sito pericoloso: il relitto di una motonave. L’uomo sulla cinquantina, in pantaloncini e maglietta, l’accento è quello dell’est Europa, continua a spezzare le canne accanto alla poppa della Tiber II. Ripete minaccioso, «vattene via». 

LA BARCA
La motonave sembra una barca fantasma. In realtà è popolata. Come sanno in molti che vivono nel quartiere Prati. «Ho paura e non mi avvicino mai», dice una ragazza mentre fa jogging nella pista ciclabile che passa sotto il relitto. La Tiber II è naufragata, dopo una piena, nel dicembre del 2008. Da ormai dieci anni è poggiata su un fianco. È diventata la casa di diversi senzatetto, con vista sul fiume. Avvicinarsi è impossibile. Superato il cartello due cani si affacciano dal secondo piano della motonave. Ringhiano e abbiano, hanno il collare, ma del padrone o dei padroni, nemmeno l’ombra. Tutto tace. Il lato sinistro della barca è risucchiato dalla vegetazione. Di fatto è mimetizzata su tre lati, nonostante la stazza. Dall’alto, percorrendo Lungotevere della Vittoria, all’altezza del civico 11, il relitto nemmeno si vede. Per individuarne uno spicchio, bisogna salire sopra il muretto. Eppure il cadavere dell’imbarcazione è mastodontico, ed è lì sotto: due piani, lunga una ventina di metri. Le finestre non sono state rimosse. Il relitto appare integro. Qualcuno lo custodisce, perché ci vive da tempo. Dall’esterno sembra non mancare nulla. «Sappiamo che ci abitano delle persone, ma non le vediamo quasi mai. Questo è un simbolo del degrado della città», ammette un’altra residente. 
Dall’altro lato del fiume, praticamente di fronte, c’è il circolo canottieri Tirrenia Todaro. Le canoe sfilano lungo il Tevere, le persone giocano a tennis nei campi in terra rossa. Si sentono grida, schiamazzi, si divertono. Da questo lato del fiume, invece, regna il silenzio. Nessuno deve vedere o farsi sentire. Anche se molti cittadini, in passato, hanno protestato. Soprattutto l’associazione Roma Nuova, attraverso diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook. Ma nulla è cambiato.

L’INCIDENTE 
La Tiber II - effettuava il servizio sul Tevere - ha finito la sua missione nel dicembre del 2008 quando, nel corso di una piena, si è schiantato contro ponte Sant’Angelo danneggiandolo lievemente. La motonave fu trascinata via, rompendo gli ormeggi. La barca, utilizzata fino in quel momento per portare i turisti lungo il fiume, fu poi recuperata e trasportata nel punto in cui si trova adesso. 
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