Reddito cittadinanza, flop lavori “utili”: a Roma solo 90 arruolati

Nel Lazio 161mila beneficiari, ma il Comune è riuscito a utilizzarne poche decine in 2 anni

Reddito cittadinanza, flop lavori utili : a Roma solo 90 arruolati
di Lorenzo De Cicco
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 21:34 - Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 07:25

Tre milioni di fondi pubblici stanziati dal Campidoglio, una sfilza di delibere e direttive sfornate in 2 anni per declinare 53 progetti di «pubblica utilità», che vanno dall’assistenza ai disabili alla raccolta delle cartacce nei parchi, alla riparazione dei termosifoni delle scuole. Una montagna di carte (e di soldi dei contribuenti) che ha partorito il topolino: in tutta Roma i beneficiari del reddito di cittadinanza coinvolti nei cosiddetti “puc”, i progetti di utilità collettiva, obbligatori per chi non trova un impiego ma ci tiene a conservare il sussidio, sono stati 90. Tocca ripeterlo: 90.

Reddito di cittadinanza per 1,35 milioni di famiglie, il 45% single

Reddito cittadinanza, flop lavori “utili”

In una città con quasi 3 milioni di abitanti, con una platea di «percettori» del reddito che sfonda quota 100mila, considerando che in tutto il Lazio, secondo un dossier della Cgil Funzione pubblica, ricevono il contributo dell’Inps 161.778 nuclei familiari, 343.838 persone, con un importo medio erogato di 552 euro al mese. Eppure dell’esercito dei percettori, a dare una mano al Campidoglio è rimasto poco più che un plotone. In barba alla legge bandiera dei grillini, che vincola al “puc” chiunque incassi il sussidio dell’istituto di previdenza, a meno che non sia in età pensionabile o abbia «fragilità» talmente invalidanti da impedirne l’arruolamento per queste attività extra. Invece va così.

LA RELAZIONE

In una relazione riservata, firmata dal direttore ad interim del dipartimento Politiche sociali del Campidoglio, e spedita poco prima delle elezioni all’ex giunta di Virginia Raggi, è annotato che dopo due anni di progetti, revisioni causa Covid, solleciti ai centri per l’impiego, finora sono state destinate agli incarichi di utilità collettiva appena 90 persone. Rileggere i progetti scritti nelle carte del Comune fa un po’ sorridere, prendendola bene. Alla prova dei fatti, è un libro dei sogni. Per esempio, c’è un puc per «interventi sul decoro di facile esecuzione», che immaginava schiere di percettori impegnate 8 ore a settimana a «rimuovere adesivi dai segnali stradali», a «sistemare e riparare panchine», a «eliminare erbe infestanti dai marciapiedi con attrezzi manuali». «Per ogni municipio - prescriveva il Comune - ci saranno 2 squadre con 4 persone». E per le scuole? «Dalle 9 alle 13, due volte a settimana» i percettori fantasma avrebbero dovuto occuparsi di «guasti elettrici e idraulici», dello «sfalcio dell’erba e delle piccole potature» dei giardini dove giocano i bimbi. Altre squadre ancora avrebbero vigilato sul decoro dei monumenti, altri percettori avrebbero accudito i disabili. Chi li ha visti?

SOLDI PUBBLICI

Pensare che il Campidoglio ha stanziato quasi 3 milioni di euro, principalmente per la formazione delle reclute col reddito, per le visite di idoneità e per l’attrezzatura. Ad oggi, dopo due anni, l’amministrazione cittadina ha speso il 10% di quella cifra. Il resto è rimasto nelle casse di Palazzo Senatorio, inutilizzato. Alcuni municipi, come quello del Torrino, hanno dovuto annullare le previsioni di spesa. Cosa non ha funzionato? «I centri per l’impiego ci hanno fornito pochissimi nominativi», sostiene Veronica Mammì, l’assessora al Sociale di Raggi, in carica fino a un mese fa. E anche tra i sindacati c’è chi dà la colpa alla burocrazia lumaca, ai colloqui fatti dallo smart working, quindi per mail, a cui spesso nessuno risponde. «Sui progetti di utilità collettiva la Capitale ha perso davvero un’occasione - commenta Natale Di Cola, il segretario della Cgil di Roma e del Lazio - Nonostante l’accordo regionale che disciplina le modalità di confronto con le organizzazioni sindacali, si è scelto di agire unilateralmente. E il fallimento anche su questo tema è sotto gli occhi di tutti». 

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