RAPINA

Roma, il cinese ferito nella rapina a Cinecittà: «Riapriamo il bar»

Sabato 9 Novembre 2019 di Alessia Marani

Dopo il grande spavento, la festa. Chaokang Zhou, il commerciante cinese di 56 anni, vittima della rapina di martedì sera al Caffè Europeo di viale Ciamarra in cui è rimasto ucciso il bandito e pluripregiudicato Ennio Proietti, 69 anni, ex della Banda della Magliana, ieri pomeriggio alle cinque ha riaperto la saracinesca del bar tabacchi di famiglia. In mattinata i medici dell'Umberto I dove era arrivato inizialmente in gravi condizioni lo hanno dimesso e lui, con la moglie e i figli Anna e Jonathan, non ha perso tempo.

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VIA I SIGILLI
Ottenuto il via libera dal tribunale per togliere i sigilli all'attività, si sono infilati dentro e stracci e flaconi di candeggina alla mano, hanno lavato il pavimento ancora intriso di sangue e con l'aiuto di dipendenti e altri familiari hanno cominciato a risistemare tazzine e bicchieri rimasti ancora in disordine dietro al bancone. «Domani (oggi, ndr) - racconta Zhou, ancora stordito e molto emozionato - apriremo di nuovo alla clientela. Questo è il nostro lavoro, questa è la nostra città, con i miei figli continueremo a lavorare. Ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato e ci stanno dimostrando solidarietà». Zhou porta ancora i segni della colluttazione con i rapinatori: una mano incerottata, il sopracciglio destro ferito. «Mio padre ha subito un brutto colpo alla testa e un proiettile lo ha ferito di striscio su una coscia e ora zoppica un po' - dice Jonathan - è un miracolo che non siano stati recisi organi vitali. Abbiamo passato terribili momenti in ospedale, aspettando sue notizie. Ora tiriamo un sospiro di sollievo». Mentre la famiglia rialza la saracinesca per uscire, si fa loro incontro un capannello di gente.

«SEI IL NOSTRO BRUCE LEE»
Ci sono gli altri commercianti, ma anche tanti clienti che entrano e vogliono abbracciare Zhou. «Eravamo molto preoccupati - dicono - siamo contenti che se la sia cavata. E poi quei banditi, a quasi settant'anni ancora a fare le rapine...». «Sei il nostro Bruce Lee», lo abbraccia un anziano. Anna e lo zio offrono loro da bere. Qualcuno vorrebbe approfittarne per comprare le sigarette: «Domani, ora è tutto spento, la cassa è scollegata», dice Anna. La mamma sorride e abbraccia il marito. È stata lei ad aiutarlo a braccare il complice di Proietti, Enrico Antonelli, anche lui pregiudicato, che era entrato pistola in pugno per rapinarlo. «Non ho avuto alcuna paura - spiega con serenità - per fortuna Zhou è molto bravo con le arti marziali, appena ho visto che lui ha sferrato il primo colpo e il bandito ha barcollato, io mi ci sono buttata sopra e l'ho tenuto fermo a terra. È stato un gesto spontaneo, non avrei mai permesso che qualcuno facesse del male a noi e a Zhou. Ho cresciuto a Roma i miei figli, ho un'altra ragazza che è sposata e vive a piazza Vittorio, non dobbiamo avere paura».
Il marito la abbraccia. «Abbiamo reagito, ci siamo difesi. è stata l'azione di un attimo, non ci ho pensato sopra, mi è venuto naturale. In quei frangenti non lo sai nemmeno che cosa ti dice la mente, ho agito e basta». La famiglia di Zhou smentisce in tutti i modi che anche loro fossero armati: «Non avevamo alcuna pistola dietro al bancone, ma solo le braccia e le mani di Zhou che è molto bravo con il karate». Soprattutto c'era un'arma segreta la signora Chaokang, la cui mossa per immobilizzare il rapinatore è stata ripresa anche delle telecamere di sicurezza interne al bar.
 

Ultimo aggiornamento: 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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