ROMA

Rapina a Cinecittà, la vittima è Ennio Proietti, ultimo boss di un clan spietato

Mercoledì 6 Novembre 2019 di Marco De Risi
Rapina a Cinecittà, la vittima è Ennio Proietti, ultimo boss di un clan spietato

Esecuzioni, sequestri di persona durante i quali l’ostaggio veniva ucciso a prescindere dal riscatto. La storia della sanguinaria Roma in Nero, quella che ha inciso sulla vita della città dagli anni ’70 ad oggi, riportata fedelmente proprio da ”Il Messaggero”. La famigerata banda della Magliana, la faida con il clan dei Proietti e l’Anonima Romana. L’altra sera il cadavere del rapinatore ucciso nel bar di via Ciamarra, era a faccia in giù. Quando il corpo è stato girato ed è stato possibile vederne il volto.

Gli investigatori sono stati certi della sua identità. Quel cadavere era di Ennio Proietti, 70 anni, uno dei protagonisti della Roma Criminale degli ultimi 30 anni. Quel corpo è diventato uno spettro. Come se parlasse e raccontasse di un’epopea in nero mai finita in città e di una violenza inaudita. Ennio Proietti, lo raccontano le inchieste e la memoria storica di qualche investigatore, faceva parte di quei gruppi criminali che hanno imperversato su Roma per anni, dell’Anonima Romana per l’esattezza. Ci sono i Proietti del clan dei Pesciaroli (che non sono parenti di Ennio) che avevano un banco di pesce a piazza San Giovanni di Dio, a Monteverde. I Proietti si macchiano di un omicidio eccellente. In piazza San Cosimato, a Trastevere, due individui in moto (con il sicario coperto da una parrucca bionda), uccidono Franco Giuseppucci, il boss indiscusso della Magliana. E’ il 13 settembre del 1980.

Ecco che da all’ora nulla sarà come prima. I boss della Magliana, Abatino, Edoardo Toscano, Colafigli, Enrico De Pedis, Paolo Frau impazziscono dalla rabbia e decidono di sterminare i Pesciaroli. Si susseguono una serie di esecuzioni in vari quartieri, come quella di Orazio Benedetti, ucciso in una sala corse da Edoardo Toscano che gli spara alla testa tenendo la pistola coperta da un impermeabile. E poi c’è la storica corsa sui tetti in via di Donna Olimpia. Ne parlano i Tg di tutta Italia. È la notte del 16 marzo 1981. Claudio Mancini e Marcello Colafigli vengono a sapere che due dei Proietti si nascondono in un palazzo proprio a Donna Olimpia. Ci sarà un duello finito nel sangue: muore Maurizio Proietti ed un famigliare rimarrà finito. Ma la polizia arriva subito. I sicari sparano contro una volante. Poi gli uomini della Squadra Mobile inseguono i killer sui tetti, un rocambolesco inseguimento, che vedrà vittoriosi i poliziotti che porteranno ammanettati in Questura Colafigli e Mancini. Ennio Proietti (l’uomo ucciso martedì sera) è soprattutto noto  per avere partecipato al tragico sequestro del re del caffè Palombini. Qui il protagonista è il feroce Laudovino De Sancitis, con la complicità proprio di Ennio, formando il tetro clan che verrà definito l’Anonima Romana.

La banda sequestrerà l’imprenditore del caffè e l’ucciderà subito. Poi mette il cadavere in un frigorifero per farlo sembrare vivo nelle fotografie che mandano ai famigliari dove gli mettono addosso un quotidiano. Sarà sempre la squadra mobile, in un inseguimento spasmodico e pericoloso, a bloccare Laudovino De Sanctis e Proietti mentre hanno in ostaggio la figlia dei ristoratori Corsetti. Se i poliziotti avessero titubato sarebbe stato possibile che anche la ragazza sarebbe stata eliminata. Bande criminali capaci di uccidere solo per uno sguardo di troppo. Ferrate in usura, spaccio di droga, gioco d’azzardo che accumularono miliardi e miliardi di vecchie lire. Poi, accade quello che non ti aspetti: a trent’anni di distanza un boss ucciso in una rapina senza spessore.

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Ultimo aggiornamento: 22:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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