Roma, buttafuori investiti al Qube, fratelli Briscese condannati a 10 anni: «Fu odio razziale»

Sabato 9 Novembre 2019 di Adelaide Pierucci
Aggressione al Qube: «Fu odio razziale»

Per tre o quattro volte hanno accelerato l'auto puntandola a velocità sui bersagli, come birilli nel bowling. D'altra parte l'avvertimento dato dai fratelli Daniele e Gabriele Briscese, la notte del 27 gennaio, ai due buttafuori del Qube che avevano impedito loro l'ingresso nel locale, non faceva presagire nulla di buono: «'Sti negri di m... Semo italiani, comannamo noi. Adesso ve la facciamo pagare». Una vendetta che i due fratelli romani di Tor Bella pagheranno con una condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere per tentato omicidio plurimo aggravato dall'odio razziale. Questa almeno la condanna inflitta ieri dal giudice preliminare di Roma nonostante la scelta del rito abbreviato, che prevede uno sconto della pena fino a un terzo.

Buttafuori investiti al Qube di Roma: si arrendono i due fratelli ricercati e accusati di tentato omicidio aggravato dall'odio razziale

A inchiodare i due fratelli Gabriele di 31 anni e Daniele di 28 - le testimonianze delle vittime e le telecamere di sicurezza puntate sull'ingresso della discoteca. Si vede l'auto arrivare contromano in velocità, che parte e riparte per centrare i buttafuori da «punire», per l'offesa che gli avevano riservato «pur essendo negri». Una decina di persone rimaste terrorizzate, due buttafuori feriti. Il bilancio non è stato ancora più grave solo grazie a chi ha cercato con prontezza di schivare il bolide, una Mercedes Classe B guidata da Gabriele, con a fianco Daniele che lo incitava, aveva scritto il giudice che aveva fatto spiccare per i due indagati l'ordine di cattura. Ordine al quale avevano cercato di sfuggire: i fratelli potevano essere riconosciuti perché già schedati dalla polizia.
 

I DETTAGLI
Così per qualche settimana si sono nascosti, poi hanno scelto di costituirsi direttamente in Questura. Emblematiche, secondo il gip Annalisa Marzano, le parole urlate prima di proiettare a velocità sostenuta l'auto verso gli uomini della sicurezza: «Sti negri de m..a. Semo italiani, commannamo noi. Annamo a fa quello che dovemo fa», avrebbe incitato Daniele il fratello, «Poi annamo pure a pija pure la pistola». Fortunatamente l'arma non è stata recuperata. I due fratelli si sono limitati a rimettersi in macchina, e sono tornati all'ingresso della discoteca. I Briscese, alla fine, dopo aver travolto in pieno e ripetutamente i buttafuori avevano preferito allontanarsi e abbandonare l'auto. Gli inquirenti hanno raccolto una sfilza di indizi che portavano a loro: il riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime, dettagli dell'auto immortalati dal sistema di videosorveglianza, l'intestazione dell'auto alla compagna di Daniele, e dei medicinali trovati sul cruscotto che erano stati prescritti dal medico curante. I due fratelli, assistiti dagli avvocati Marco Lucentini e Giosué Naso, non hanno mai voluto rispondere agli interrogatori, a partire da quelli di garanzia subito dopo l'arresto. «Hanno reiterato tre o quattro volte l'operazione di investimento», aveva specificato il pm Tiziana Cugini nella richiesta di arresto, in base alle informative degli uomini della Squadra Omicidi della Mobile. Dopo la mancata strage, i due fratelli erano fuggiti avendo l'accortezza anche di spegnere i cellulari.

Ultimo aggiornamento: 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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