Roma, sepolture a Prima Porta: violate le norme sull'igiene, manager Ama indagati

Roma, sepolture a Prima Porta: violate le norme sull'igiene, manager Ama indagati
di Adelaide Pierucci
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Sabato 27 Marzo 2021, 09:01 - Ultimo aggiornamento: 09:20

Fuoriuscite di liquami dalle bare destinate alla cremazione, topi in azione tra le urne cinerarie, cavi elettrici penzoloni, e assoluto non rispetto per le normativa sulla sicurezza dei lavoratori. Abbandono dei morti, rischi per i vivi. Acquisita la fotografia dei Nas sulla situazione del cimitero Flaminio, a Prima Porta, la procura ha iscritto nel registro degli indagati il responsabile del Servizio Cimiteri Capitolini, Fabrizio Ippolito, e il direttore tecnico di Ama, Marco Casonato. Escluso, per ora dall'inchiesta, l'amministratore unico di Ama Stefano Antonio Zaghis dal momento che sui cimiteri, e sul Flaminio in particolare, aveva firmato delle deleghe di funzione ai funzionari addetti. La mancata cura nella gestione, che ha portato al sequestro preventivo di un'area di Prima Porta, l'unico cimitero ad avere spazi, anche se sempre più esigui, per nuove sepolture, ha portato i pm a contestare ai due manager per una serie di violazioni amministrative e penali, a partire dalla quella relativa alle normative sull'igiene e sulla sicurezza dei lavoratori.

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PRESCRIZIONI
Il sostituto procuratore Antonella Nespola e l'aggiunto Nunzia D'Elia, avviata l'inchiesta, intanto, hanno fatto recapitare ai vertici della municipalizzata dei Rifiuti, del Verde e dei Cimiteri capitolini, una serie di prescrizioni, che dovranno essere rispettate per ottenere il dissequestro.

 


LE RELAZIONI
Nelle relazioni depositate a piazzale Clodio dagli investigatori dei Nas, dai carabinieri della compagnia Cassia e dagli ispettori ufficio igiene e della Asl emergeva, infatti, una situazione allarmante. Escrementi di topi e casse non sigillate, tanto da far disperdere non solo cattivo odore nell'ambiente non ventilato, ma anche liquidi e polveri pericolose.

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«Nella zona deposito urne vi è una presenza massiva di escrementi di roditore» si leggeva nella relazione di metà febbraio. Inoltre, annotavano i carabinieri, «diverse urne cinerarie presentano evidenti segni di fenomeni ossidativi che permettono la visione del contenuto interno», che in alcuni casi determinerebbe «la fuoriuscita delle ceneri».
Ad aggravare la situazione erano anche i rallentamenti delle cremazioni, causati anche dal drammatico aumento della mortalità nell'ultimo anno e dal funzionamento a ritmo ridotto dei tre forni. Le bare non zincate e trattenute per troppi giorni sono soggette più delle altre a pericolose dispersioni. Dopo il sequestro Ama, però, aveva fatto sapere che le attività continuavano a svolgersi e che «il locale sottoposto a sequestro ospitava solo una parte di urne», mentre era stato allestito un nuovo spazio.
Nel frattempo parenti di defunti si ritrovano convocati giornalmente dai Nas, per ritirare le urne dei loro cari mai consegnate o ritirate.

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