Roma, a Prima Porta il caos delle sepolture: «Posti esauriti a fine mese». Centinaia di salme in attesa

Roma, a Prima Porta il caos delle sepolture: «Posti esauriti a fine mese». Centinaia di salme in attesa
di Alessia Marani e Francesco Pacifico
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Lunedì 12 Aprile 2021, 07:16 - Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 09:17

Un mese, forse anche meno, e a Roma sarà impossibile seppellire i propri cari nei cimiteri capitolini. Con il risultato che dopo il caos registrato in questi mesi sulle cremazioni - sono quasi un migliaio le salme in attesa al Prima Porta-Flaminio di essere incenerite - in questo stesso cimitero a breve non ci sarà un pezzo di terra o un loculo disponibile per le inumazioni. Quindi morire a Roma diventerà quasi un lusso, anche perché gli altri camposanti (il Verano e il Laurentino) per motivi diversi sono saturi.

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In verità gli effetti di questo caos sono già visibili. Ogni giorno che passa i parenti dei defunti, esasperati, chiamano i carabinieri quanto meno per ottenere una risposta. La settimana scorsa alcuni di loro hanno provato ad aggredire gli addetti dell'Ama, mentre capita sempre più spesso che siano i dipendenti delle agenzie funebri a doversi mettere a staccare lapidi e posizionare le bare, attività necessarie alle inumazioni. Questo perché a Prima Porta sono rimasti liberi pochissimi appezzamenti di terra al campo 120, un fazzoletto che avrebbe dovuto garantire le operazioni fino all'inizio di giugno ma che è già saturo. Il Comune, poi, non ha ancora approvato la delibera per iniziare i lavori per allestire il campo 121. Di conseguenza l'emergenza, anzi lo stop alle sepolture, sembra ineludibile.


Ma i problemi a Prima Porta non sono solo di natura infrastrutturale e regolamentare (per l'appunto la delibera per l'avvio del campo 121). Infatti le criticità sono soprattutto organizzative: se sul fronte delle cremazioni si è ben lontani dalle 60 operazioni al giorno di ignizione che pure garantirebbero i pochi forni esistenti (non si superano le venti), sul versante delle sepolture, spesso, si contano sulle dita di una mano sepolture e tumulazioni. Un numero risibile pensando che in passato potevano anche essere una quarantina al giorno in quello che resta il più grande cimitero d'Europa. Numeri inaccettabili perché nel 2020, complice il coronavirus e l'aumento delle malattie no Covid legato alla riduzione delle cure ordinarie, si sono avute quasi seimila morti in più rispetto all'anno precedente.

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TEMPI
«In passato - spiega Alessandro Bonfigli, segretario del Lazio Uil Trasporti - la salma veniva presa in carico dai seppellitori e dopo massimo cinque giorni inumata o tumulata. Oggi è difficile anche trovare degli addetti, perché sono pochi e oberati di lavoro, quindi i feretri vengono sistemati dove capita: nella camera mortuaria, ma anche nei sotterranei vicino ai garage o al campo 141 del Verano se devono andare a cremazione. A giugno, quando non ci sarà più uno spazio libero a Prima Porta, sarà un caos di proporzioni inimmaginabili». Ma dietro questo scenario, come detto, ci sono questioni di natura organizzativa che Ama non riesce ad affrontare. Da almeno sei mesi alle famiglie che hanno i loro cari già sepolti non vengono inviate le pratiche per autorizzare le esumazioni e le estumulazioni, che devono essere fatte ogni 10 anni per garantire un turn over. Quindici dei 33 operai per le operazioni di scavo sono stati sospesi dopo un'inchiesta giudiziaria e non ancora sostituiti. Soltanto negli ultimi giorni arriva personale da altri cimiteri. Al Verano l'ufficio amministrativo è chiuso da un mese dopo alcuni casi di Covid, gli impiegati sono in snart working e questo ha rallentato tutte le autorizzazioni, non solo quelle per le cremazioni.
In commissione Trasparenza del Campidoglio, Fabrizio Ippoliti, direttore dei cimiteri di Ama, oltre ad annunciare un aumento dei posti nelle camere mortuarie (sono saliti a 2.160 soltanto al Flaminio), ha spiegato che soltanto il «70 per cento delle cremazioni è in regola con le pratiche autorizzative».

 

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