CORONAVIRUS

La povertà avanza senza sosta nella Valle dell'Aniene, Subiaco un "avamposto" di Roma

Mercoledì 20 Gennaio 2021 di Antonio Scattoni
Uno dei simboli di Subiaco, la cittadina dove San Benedetto da Norcia dettò la regola: "Ora et labora"

Con il Covid arrivano i nuovi poveri anche nella Valle dell’Aniene, in aumento le richieste di aiuto alla Caritas sublacense. Non solo una emergenza sanitaria per i numerosi contagi, arrivati a superare anche i 100 nella cittadina sublacemse e ora scesi a 28, e non mancano i morti -l’ultimo decesso - solo due giorni fa, ma anche difficoltà economiche. Alla Caritas di Subiaco bussano in molti, le richieste arrivano direttamente al parroco. «Purtroppo i numeri sono in aumento – racconta don Mariano Licorni – ora viene anche gente che prima riusciva a soddisfare tutti i bisogni primari della famiglia, ma la crisi del mondo del lavoro pesa enormemente ed ora ci sono persone in seria difficoltà». 
Non è solo il virus a far paura ma anche il futuro, «Il problema non è solo il cibo – continua il parroco – ma anche le difficoltà finanziarie che non permettono di pagare i servizi essenziali. Siamo dovuti intervenire per una famiglia che rischiava di finire in mezzo alla strada perché non riusciva a pagare l’affitto della casa. Si tratta di persone che conosco molto bene e che prima non avevano questi problemi». In molti lanciano l’Sos alla Caritas evitando le strade istituzionali: «C’è molta riservatezza tra queste persone – conclude Don Mariano – per la loro nuova situazione sociale». 
A dare una mano alla Caritas locale per distribuire gli aiuti direttamente a domicilio, c’è l’associazione Mille colori onlus, che opera nel territorio da oltre 20 anni. «Il periodo è critico – dice il responsabile Gaetano Teagano – aiutiamo famiglie in tutta l’alta Valle dell’Aniene. Ogni 15 giorni arrivano i rifornimenti alimentari e li portiamo direttamente nelle loro abitazioni. Ooltre all’emergenza sanitaria abbiamo anche quella sociale. Aiutiamo anche lavoratori autonomi: ora, con la crisi del lavoro, non riescono a comprare nemmeno il latte ai loro bambini».

 

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