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Roma, potature dei cortili ma non nelle scuole. L’esperto: «Allergie aumentate del 30%»

Manutenzione e sfalci dell’erba a rilento nel 40% degli istituti. L’allarme dei presidi: «Costretti a tenere chiuse le finestre»

Roma, potature dei cortili ma non nelle scuole. L esperto: «Allergie aumentate del 30%»
di Camilla Mozzetti
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 20 Aprile 2022, 00:36

L’Istituto comprensivo via dei Sesami, V Municipio, ha un parco meraviglioso dove gli studenti potrebbero giocare e divertirsi ma devono restare in classe e fare anche attenzione ad aprire le finestre - nonostante sia consigliabile un ricircolo costante d’aria per contenere il rischio “contagio Covid-19” - perché ecco gli starnuti o gli occhi che lacrimano per quel polline che inizia a diffondersi. Una docente prova a giocare l’arma dell’ironia: «Non bastava il coronavirus, ecco le allergie» indotte dal mancato sfalcio dell’erba, dalla potatura di alberi e dal taglio di rami fermi al palo in moltissime scuole della Capitale. Non è solo un problema di mancato utilizzo di cortili e giardini a causa dell’assente manutenzione che invece in questa stagione dovrebbe essere già ampiamente garantita. L’erba alta, le foglie cadute in inverno e non raccolte, gli alberi non potati portano in circolo tutta una serie di sostanze che alimentano le allergie degli studenti.

L’ANDAMENTO

«Bisogna ricordare che negli ultimi anni le allergie sono aumentate e ad oggi uno studente delle medie su tre è allergico ai pollini», spiega Alessandro Fiocchi, primario di Allergologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. «Non siamo ancora nel pieno della stagione, con il diffondersi delle graminacee - prosegue il primario - ma ci arriveremo entro le prossime due settimane e sicuramente una corretta manutenzione degli spazi fungerebbe da deterrente per gli episodi sintomatici». Che tuttavia stanno già iniziando a manifestarsi nelle classi e che spesso e volentieri gettano nel panico prof e presidi: uno starnuto equivale a sospettare un positivo al Covid-19 da due anni a questa parte. 

I CASI

La maggior parte dei casi ad oggi accertati è riconducibile per lo più ad «un’allergia ai pollini dei cipressi - conclude il dottor Fiocchi - o all’alternaria che è una particolare muffa che si crea sulle foglie cadute e mai raccolte». E anche di queste i cortili sono pieni. Quel che è certo è che le scuole, a partire da quelle con spazi estesi all’aperto e giardini che pesano per almeno il 40% sul totale degli edifici (1.987 quelli nella provincia di Roma dalle scuole di infanzia agli istituti superiori), stanno iniziando a “soffrire” e gli alunni con esse. «Indossare la mascherina come strumento di precauzione contro il Covid - conclude il primario del Bambino Gesù - e credere che questo serva anche per contenere le manifestazioni allergiche serve a poco in quanto non è così».

 

«Siamo consapevoli del problema - commenta Cristina Costarelli, a capo dell’AssoPresidi del Lazio e dirigente del liceo Scientifico Newton - anche noi abbiamo degli alberi da potare nel cortile ma nonostante i solleciti gli interventi non ci sono». Tecnicamente sia la Città Metropolitana che il Campidoglio, anche per mano dei Municipi, provvedono due volte l’anno con lo sfalcio dell’erba «Ma in periodi che decidono loro - prosegue la Costarelli - e che spesso non sono allineati con la stagione». Ad oggi una scuola su tre è senza sfalcio e in alcuni casi, come al liceo-ipsia Magarotto, ci pensano i comitati dei genitori e i professori. Il problema tuttavia resta «perché se alla pulizia dei cortili è tenuta la scuola - prosegue la Costarelli - sulla potatura dei rami e degli alberi c’è anche un problema di sicurezza oltre ai casi di allergia conclamata o da affrontare». Un insegnante pone la riflessione: «Se un bambino deve riempirsi di antistaminici per non soffrire in classe c’è qualcosa che non va». Ma non sarebbe certo questa l’unica anomalia che affligge cronicamente le scuole di ogni ordine e grado della Capitale.

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