Ponza, scoperti in fondo al mare i tesori della villa imperale: riaffiorano splendide lastre dell'età di Augusto

Gli studiosi: «Sono l’unica testimonianza della decorazione originale della dimora»

Ponza, scoperti in fondo al mare i tesori della villa imperale: riaffiorano splendide lastre dell'età di Augusto
di Laura Larcan
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Venerdì 16 Settembre 2022, 22:27 - Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 00:04

«Probabilmente sono precipitate dall’alto, c’è stato un distacco diffuso e sono piovute in acqua». E lì sono rimaste per oltre duemila anni, ad una profondità di sette metri, risucchiate dagli strati di brecciolino che caratterizzano i fondali intorno all’isola di Ponza. È qui, in un fazzoletto di paradiso sommerso di dieci metri quadrati, sotto le monumentali peschiere romane che oramai la tradizione popolare ama chiamare come le “grotte di pilato”, tra pesci dai colori cangianti, che sono state intercettate una serie di lastre in terracotta romana, risalenti alla piena età di Augusto, forse quando ancora doveva divenire imperatore di Roma, tra il 50 a.C e la prima metà del I secolo d.C. Bellissime, nella loro speciale decorazione a rilievo raffigurante la cosiddetta “donna fiore”, con l’elegante figura femminile che sembra nascere da elementi vegetali.

 

LE IMMERSIONI

Sono stati i sommozzatori della Guardia di Finanza, la squadra di specialisti subacquei della Stazione Navale di Civitavecchia a recuperare questo tesoro in fondo al mare, sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Latina e Frosinone guidata da Lisa Lambusier. Un’operazione delicata che li ha visti impegnati nelle ultime settimane. Sparse in questo cimitero di terracotte c’erano una decina di frammenti preziosi che hanno ricomposto perfettamente quattro grandi lastre. «Appartengono all’apparato decorativo degli ornamenti architettonici della grande villa romana di Ponza, un imponente complesso residenziale che in antichità occupava una splendida posizione sul promontorio meridionale dell’isola noto come “punta della madonna”», racconta il maggiore Vincenzo Capone delle Fiamme Gialle.

 

«Le lastre sono un unicum perché rappresentano un dato archeologico inedito: sono l’unica testimonianza della decorazione originale di questa villa che dobbiamo immaginare spettacolare - spiega l’archeologa della Soprintendenza responsabile del patrimonio subacqueo Chiara Del Pino - Era una villa marittima di grandi dimensioni con una scenografia che sfruttava gli elementi naturali del terreno del promontorio e aveva una serie di discese verso il mare, dove si aprivano le grandi peschiere monumentali, decorate probabilmente con statue, e che fungevano da triclinio». Ed è proprio dalla punta fastosa della villa sul promontorio che si sono staccate le lastre. Per precipitare in mare.

 

IL MISTERO

Chi poteva essere il proprietario? «Le lastre ci aiutano a datare finalmente con precisione la villa - dice Del Pino - siamo alla fine dell’età repubblicana e all’avvento di Augusto. E il loro sfarzo suggerisce che il proprietario fosse molto facoltoso, vicino alla famiglia di Augusto oppure di una famiglia illustre. Ci sono varie ipotesi». Fino ad oggi della villa si conoscevano solo alcune strutture murarie con cui gli archeologi avevano potute decifrare le tecniche costruttive. Ora la svolta. «La tipologia del motivo decorativo della “donna fiore” restringe la villa ad una datazione precisa - riflette Del Pino - Ora dobbiamo analizzarle e studiarle nel dettaglio». Le operazioni di recupero delle Fiamme Gialle sono state provvidenziali. «Hanno evitato la sottrazione dei preziosi reperti, spesso depredati da soggetti non autorizzati, che ricavano ingenti profitti dalla vendita illegale a collezionisti senza scrupoli», sottolineano dal Comando. I reperti sono stati presi in consegna dallo staff della Soprintendenza. Quanto al loro futuro espositivo, restano tutti cauti. Ponza, d’altronde, aspetta ancora di avere un suo museo. 

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