Ponte di Ferro chiuso sei mesi, tre percorsi alternativi

I lavori non partiranno prima di 120 giorni, tempi più lunghi in caso di sequestro dei pm

Ponte di Ferro chiuso sei mesi, tre percorsi alternativi
di Francesco Pacifico
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Domenica 3 Ottobre 2021, 21:51 - Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 00:02

«Sarà chiuso per mesi e mesi il Ponte di Ferro». Questa, nel pomeriggio di ieri, l’unica certezza che vedeva concordi i componenti del Coc, il Comitato operativo comunale guidato dalla sindaca Virginia Raggi e dalla Protezione civile e allargato ai tecnici dell’Urbanistica e a quelli delle utilities. Una riunione lunghissima, in corso dalla mattina fino al tramonto, che sarà presto riaggiornata perché si attendono si aspettano i primi risultati sulle verifiche sulla stabilità della struttura. Ma dal Comune, si fa sapere che l’incendio scoppiato nella notte tra sabato e domenica «ha piegato parti delle travi in acciaio» e non ha solo danneggiato una passerella laterale.

E quindi va subito messo in sicurezza subito il pezzo verso Marconi. Nell’ipotesi migliore, ci vorranno almeno sei mesi per riaprire il Ponte di Ferro. Se la Procura decidesse di mettere sotto sequestro l’infrastruttura per fare i rilievi necessari alla sua inchiesta, il cantiere non partirebbe prima di tre mesi. In caso contrario ci vorranno comunque una sessantina di giorni per fare i rilievi sulla staticità.

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Quel che è certo è che dalla notte di sabato è interdetto al traffico ad auto, moto e camion sul tratto tra via Pacinotti e via del Commercio, così come la circolazione dei natanti sul pezzo di Tevere sotto il Ponte dell’Industria, disposto dalla Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino. Chiuse anche le banchine e le ciclabili sul fiume. Rischia così di andare in crisi tutta la circolazione della Capitale, non solo la direttrice che collega l’area direzionale e il food district che si è sviluppato in questi ultimi anni all’Ostiense con una zona molta commerciale come Marconi e un’altra altamente residenziale come Monteverde. Un punto nodale della città di giorno e di notte, dove in certe giornate passano anche centomila mezzi. Qualche piccolo rallentamento, per esempio, si è già registrato anche ieri, che era domenica.

 

Su input del Comune l’Agenzia capitolina della mobilità ha messo a punto i primi percorsi alternativi: per chi proviene dalla Magliana si consiglia di passare per ponte Marconi; dalla Portuense e dalla Circonvallazione Gianicolense meglio transitare su Ponte Testaccio; per andare in questa direzione si può utilizzare anche via Marmorata, dove sono presenti cantieri notturni. Tempi ricontingentati per i semafori in tutta l’area, mentre da dopo domani in via Ettore Rolli la sosta diverrà in  linea e non più a pettine.  Soltanto alla fine dei rilievi dei tecnici, in primis quelli per controllare la staticità delle strutture in metallo messe a dura prova dal fuoco, saranno chiari i tempi dei lavori.

Sorprende poi la velocità con la quale il caldo ha piegato la passarella crollata. Dal Campidoglio spiegano che già ieri, a poche ore dall’incendio, sono partite le prime ispezioni da parte del Dipartimento dei lavori pubblici del Comune. Ma nei prossimi giorni inizieranno i controlli più approfonditi: con in campo anche i vigili del fuoco e forse i periti nominati dal Tribunale verranno fatte prove e analisi dei materiali per vedere come si comportano dopo l’incendio. Qualora risultassero lesioni o cedimenti alle cerniere che tengono insieme le diverse parti del ponte, saranno necessarie anche delle prove di carico. Le analisi in laboratorio, invece, dovrebbero essere affidate probabilmente alla società che si occupa già della sorveglianza di ponti, viadotti, galleria per conto di Roma capitale, la Sina. 

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GARE E FONDI

Tutte queste operazioni sono indispensabili per capire se il ponte può sostenere (e quanto) il traffico veicolare e quando può essere riaperto. Sono necessari almeno un mese mezzo per concluderle, il doppio se la Procura dovesse disporre il sequestro dell’area. Solo dopo possono partire i lavori. Ma il Comune fa sapere che, prima, si dovranno realizzare un progetto, stanziare i fondi (il M5s in Parlamento ha garantito un emendamento ad hoc nel Ddl Trasporti), fare la gara per affidamento dell’opera. Anche utilizzando le procedure autorizzative emergenziali e ipotizzando danni limitati, questa fase può durare non meno di 2 mesi. Altri tre per i lavori. Il triplo in caso di interventi più profondi. Poi, saranno da ripulire le banchine del Tevere da tutte le sterpaglie e risistemare le parti dei sottoservizi.

 

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