ROMA

Roma, riciclaggio di vetture rubate: 12 arresti , anche un autodemolitore

Martedì 22 Gennaio 2019
Si è conclusa questa mattina all'alba, con l'esecuzione di 12 custodie cautelari, l'operazione della polizia stradale denominata «Hybrid», coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma-pool reati gravi contro il patrimonio. L'indagine è stata particolarmente articolata e il bilancio complessivo di quasi un anno di lavoro, ha consentito agli uomini della polstrada di arrestare in totale 30 persone (tra cittadini italiani, albanesi, moldavi e polacchi) di cui 18, nel corso degli 11 mesi di investigazioni, e altre 12 persone all'alba di stamane. Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura, sono state disposte per il reato di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di veicoli, furto, ricettazione, falso e occultamento di documenti, con l'aggravante della transnazionalità in quanto, in molti casi, i crimini venivano preparati, pianificati, diretti e controllati anche da altri Paesi (Polonia, Bulgaria, Albania, Spagna e Germania), o addirittura la condotta illecita era commessa in più Stati. Gli arresti sono stati eseguiti tra Roma ed i comuni laziali di Nettuno e Marino, con l'impiego di oltre 90 uomini della polstrada e con l'ausilio delle unità cinofile della Questura di Roma; mentre per uno di loro, spostatosi a Codroipo (Udine), le manette sono scattate grazie all'intervento della sala operativa della Questura di Udine. Le attività investigative, condotte dalla squadra di polizia giudiziaria del compartimento polizia stradale di Roma e coordinate dalla procura della capitale, hanno consentito - oltre all'arresto di 30 persone nel corso dell'intera operazione - di recuperare non meno di un centinaio di veicoli rubati (talvolta già smontati e ridotti in pezzi di ricambio) insieme ad ingente mole di documenti e attrezzature destinate alla realizzazione dell'illecita attività.

L'iter era, ormai, consolidato e si articolava su un duplice canale: da un lato i criminali individuavano i veicoli più idonei per la «cannibalizzazione», ovvero lo smontaggio dei costosi pezzi di ricambio che, privati degli elementi identificativi, venivano immessi nel mercato internazionale clandestino, anche attraverso i circuiti di vendite on line. Tra questi veicoli ve ne erano molti a propulsione ibrida, atteso l'ingente valore del sistema batteria tipico delle auto di nuova generazione; dall'altro lato, mettendo in campo le loro specializzate competenze, i criminali individuavano i veicoli di grossa cilindrata da vendere in nero nel mercato parallelo e ne effettuavano la nazionalizzazione attraverso l'impiego di documenti esteri falsi o di illecita provenienza. Le auto «ripulite» venivano, poi, distribuite in Italia e nei paesi dell'est europeo. Gli investigatori, negli 11 mesi di indagine, hanno ricostruito la struttura dell'organizzazione criminale, individuando gli specifici ruoli e competenze di ciascuno.

A capo della banda vi era un cittadino albanese, ben noto alle forze di polizia, che si avvaleva della stretta collaborazione di due fidati complici italiani e di un assortito gruppo di malviventi a cui erano affidati precisi incarichi: come il furto delle auto, il trasporto delle stesse presso le officine improvvisate, chirurgiche attività di smontaggio, il reperimento dei documenti di illecita provenienza per le nazionalizzazioni, fino ad arrivare alla spedizione dei veicoli ripuliti verso il mercato dei paesi esteri, senza farsi mancare un attento servizio di staffetta dedicato. I ladri d'auto in più occasioni non hanno esitato a mettere a rischio la sicurezza stradale per sfuggire all'alt della polizia. Nell'attività criminale erano coinvolti anche due autodemolitori della periferia romana che avevano il compito di far sparire definitivamente le parti delle auto «scomode» frantumandole dentro le presse. In uno degli interventi dalla polizia stradale è stato fermato un autotreno, con gli interni perfettamente «schermati», ove erano stati celati centinaia di pezzi di ricambio, appartenenti a ben 18 veicoli di media e grossa cilindrata, rubati a Roma e provincia e diretti in Polonia.

In tutte le fasi delle indagini è emerso come la strategia criminale perseguita fosse ben coordinata e seguisse sequenze precise, nei tempi e nelle modalità, come una vera e propria attività imprenditoriale. In particolare i vertici dell'organizzazione avevano imposto l'adozione di tutte le cautele necessarie, come cambiare frequentemente base di appoggio (capannoni, box e officine), sempre prescelte in luoghi isolati, e telefoni cellulari, registrando sia le une che gli altri ad intestatari fittizi. L'organizzazione, ben inserita nei contesti criminali romani, vantava un forte vincolo associativo, oltre che al possesso di ingenti risorse di denaro, derivanti dal riciclaggio di veicoli, ma anche dallo spaccio di sostanze stupefacenti. È emerso inoltre che i proventi illeciti venivano impiegati nell'acquisto dell'attrezzatura meccanica e tecnologica per le attività criminose, nonchè nel sostegno delle famiglie e nell'assistenza legale ai membri dell'organizzazione rimasti coinvolti in vicende giudiziarie. Tra gli arrestati, 10 sono stati accompagnati presso il carcere di Regina Coeli, mentre per due di loro è stata disposta la detenzione domiciliare. Durante la perquisizione sono stati, inoltre, sequestrati 30 grammi di marijuana nascosti nell'abitazione di uno dei membri dell'organizzazione. Sono ancora in corso accertamenti per recuperare eventuali ulteriori proventi dell'attività illecita. 
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