Peste suina a Roma, 12mila allevamenti a rischio: il batterio resiste diversi mesi nei prosciutti e nella carne congelata

Malattia letale per il 98% dei cinghiali e può essere veicolata anche dall’uomo

Peste suina a Roma, 12mila allevamenti a rischio: il batterio resiste diversi mesi nei prosciutti e nella carne congelata
di Flaminia Savelli
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Sabato 7 Maggio 2022, 00:37 - Ultimo aggiornamento: 15:14

L’unità di crisi per la Peste suina africana è stata attivata: ieri mattina gli esperti dell’Istituto zooprofilattico hanno eseguito un secondo sopralluogo e avviato campionamenti e analisi nella zona dell’Insugherata dove è stato trovato il primo cinghiale infetto. Accertamenti dunque, nella riserva naturale a nord della Capitale tra la Cassia, Primavalle e la Balduina.

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​Peste suina a Roma, 12mila allevamenti a rischio

Ma l’allarme ora è esteso anche alle altre zone verdi della città, dove si contano circa 20 mila esemplari in libertà. Quindi agli allevamenti di suini, esposti anche loro all’infezione: 12 mila allevamenti e 43mila capi su cui le Asl regionali dovranno eseguire test ed esami. «Siamo in attesa che gli uffici regionali comunichino agli allevatori come comportarsi» spiega David Granieri, presidente Coldiretti. L’attenzione è massima e così come previsto dall’ordinamento europeo in caso di rischio contagio, gli esemplari andranno abbattuti. La Psa infatti (causata dal virus indicato con la sigla ASFV) deriva da un patogeno particolarmente resistente: sopravvive in ambiente esterno fino a 100 giorni e resiste per diversi mesi all’interno di salumi o nella carne congelata. Le persone possono contribuire a diffonderlo, soprattutto negli allevamenti, dato che il contagio può avvenire per contatto con qualsiasi oggetto contaminato, abbigliamento compreso. 


LA MAPPA

«Una malattia che non colpisce l’uomo» sottolinea Angelo Ferrari, nominato lo scorso febbraio commissario per la gestione per l’emergenza della Psa con compiti di coordinamento e monitoraggio. L’allarme per le prime infezioni in Italia era scattato lo scorso febbraio: in Piemonte e in Liguria (le zone finora colpite sono nelle province di Alessandria e Genova) 113 animali sono deceduti a causa della Peste suina africana. Una malattia che nel 98% dei casi è letale.

 

Nel Lazio si tratta perlopiù di allevamenti a conduzione familiare e registrati nella campagna romana. «Non ci sono grandi allevamenti o produzioni presenti nella regione - conferma il presidente Granieri - è necessario però avviare i controlli a campione perché si tratta di specie a rischio. Purtroppo non ci sono cure e in caso di infezione, attraverso le Asl, sarà necessario procedere con gli abbattimenti». 
Un danno economico da 3 milioni di euro per le piccole imprese. 


GLI INTERVENTI 

«Chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo di crisi presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura che possa mettere in atto soluzioni tempestive per limitare i rischi da peste suina africana per i nostri allevamenti» segnala Stefano Tiozzo, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia).  Intanto nelle prossime ore si procederà con i campionamenti. Cioè test per accertare se la Psa ha già infettato già anche i suini di allevamento. Mentre proseguono gli accertamenti sui cinghiali dell’Insugherata che potrebbero essersi ammalati. Anche in questo caso, si procederà con l’abbattimento. Ci sono poi le disposizioni attuate dal Campidoglio. Le incursioni dei cinghiali che scorrazzano in città in cerca di cibo, sono sempre più frequenti. Con il sospetto che il caso zero, il cinghiale trovato morto giovedì, si sia contagiato mangiando tra gli scarti e i rifiuti. Dunque proseguono le installazioni delle speciali reti Keller per bloccare gli scavi degli animali. Le prime sono state installate nel XIV Municipio ed è in fase conclusiva anche quella del XV. 

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