Peste suina a Roma, cinghiale infetto tra le case. «Estenderemo la zona rossa»

L’animale con segni di peste suina notato dai residenti in via Courmayeur

Peste suina, cinghiale infetto tra le case. «Estenderemo la zona rossa»
di Flaminia Savelli
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Venerdì 13 Maggio 2022, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 09:28

Hanno visto il cinghiale arrancare lungo la strada, scavalcare il guardrail e poi accasciarsi per ore lungo il marciapiede. Intanto a turno hanno chiamato il numero verde attivato dalla Regione Lazio per la Peste suina africana (Psa), il consorzio, i vigili urbani e la Asl di competenza. Ma nessuno degli enti competenti ieri mattina allertato dai residenti e arrivato in via Courmayeur nel quadrante di Roma nord, ha saputo cosa fare davanti all’animale con i segni evidenti dell’infezione in fase avanzata. I vigili urbani hanno chiuso il tratto di strada dove l’esemplare è rimasto accasciato per alcune ore. I veterinari hanno richiesto anche il supporto dei Guardiaparco. Nessuno però si è avvicinato all’animale malato con le piaghe sul dorso, segno della malattia in fase terminale. Il cinghiale poi si è ripreso e ancora barcollante, si è diretto verso uno degli ingressi della riserva dell’Insugherata.

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Scortato da una macchina dei vigili urbani e dai veterinari che lo hanno visto sparire dietro la folta vegetazione. Spaventati e preoccupati i residenti del quadrante tra i più esposti alle incursioni dei branchi di cinghiali nelle scorse settimane. E ora, con la paura di incrociare animali infetti che si accasciano lungo la strada o nei giardini condominiali. Proprio come è accaduto ieri. Con il rischio che si ripeta quanto avvenuto ieri: «Nell’ordinanza le competenze sono state chiarite così come il sistema di intervento» commenta Angelo Ferrari, commissario straordinario per la gestione per l’emergenza della peste suina con compiti di coordinamento e monitoraggio. Ancora ieri pomeriggio il commissario Ferrari ha coordinato il tavolo dell’unità di crisi aperto lo scorso 5 maggio, quando è stato accertato il primo caso di Psa nella riserva dell’Insugherata.

Ha chiesto altre 24 ore di tempo per stabilire il piano di depopolamento della zona rossa individuata all’interno dell’area verde che si allarga per 740 ettari. Ma la priorità è proprio stabilire i confini della zona rossa. Da lunedì sono stati ordinati altri accertamenti oltre il Gra, nella zona del lago di Bracciano. Ancora: oltre i 5 mila ettari della riserva, individuati tra il 7 e l’8 maggio. Al momento sono due gli animali morti per Psa, 4 gli infetti e su altre due carcasse sono attesi i risultati: «Una volta stabilita l’area dell’infezione - aggiunge il commissario - procederemo con il depopolamento dei cinghiali. Sul numero degli esemplari da abbattere, sarà la Regione Lazio a indicare quanti dovranno essere abbattuti. Intanto però è necessario procedere con le misure contenitive: gli animali non devono uscire dalla riserva. I cancelli e le altre misure richieste devono avere la priorità». Secondo quanto stabilito dall’unità di crisi la cancellata dovrà estendersi per 60 chilometri, lungo il perimetro della zona rossa della riserva. Ma le recinzioni, così come la zona rossa, potrebbero allargarsi ancora: il sospetto è che ci siano più focali di Psa e in diverse aree verdi intorno alla Capitale. 

LE POLEMICHE

«Quello che è avvenuto in viaCourmayeur è la dimostrazione che le misure adottate non stanno funzionando. I romani sono preoccupati per quanto sta accadendo va pianificato un sistema di intervento» denuncia Fabrizio Santori, consigliere capitolino della Lega. Intanto il Campidoglio e l’Ama hanno accelerato sulle protezioni intorno ai cassonetti dove i cinghiali si spingono in cerca di cibo. E proprio dagli scarti alimentari infetti, secondo gli esperti dell’istituto zooprofilattico, sarebbe partito il contagio. Mentre non si arrestano le incursioni dei branchi di cinghiali in città. Da lunedì sono stati segnalati alla Balduina, a piazza Mazzini, a Corso Trieste e villa Glori. 

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