ROMA

Roma, niente manutenzione nei parchi chiusi: a rischio la riapertura

Sabato 25 Aprile 2020 di Pier Paolo Filippi e Mirko Polisano
Roma, niente manutenzione nei parchi chiusi: a rischio la riapertura

I parchi e le ville storiche della Capitale arrivano impreparati alla fase 2 e la riapertura è a rischio. Per le aree verdi più belle e importanti di Roma, chiuse all’inizio dell’emergenza sanitaria con un’ordinanza della sindaca Raggi, il Campidoglio non ha previsto un intervento di manutenzione per rendere vivibili e praticabili i giardini. Considerata la chiusura al pubblico di parchi e ville, il servizio Giardini non ha predisposto per tempo opere necessarie come lo sfalcio dell’erba e la pulizia.

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«L’erba è alta più di un metro - dice un podista - quando torneremo a correre nel nostro parco sarà come passeggiare in una giungla». «L’ultimo report inviatoci dal servizio giardini di Roma Capitale - sottolinea Anna Vincenzoni, assessore all’Ambiente del I Municipio - fa riferimento a interventi realizzati solo in piccole aree verdi ma non nei grandi parchi o nelle ville storiche. Il Campidoglio avrebbe dovuto approfittare di questo tempo per programmare interventi in maniera energica e veloce. Stiamo parlando di musei all’aria aperta». 

«Abbiamo messo in campo tutte le forze necessarie - replica Guido Calzia, direttore del dipartimento tutela Ambientale di Roma Capitale - riattivando tutte le procedure con le ditte interessate che però hanno sede legale fuori regione e che al momento non possono spostarsi. Eventuali ritardi sono dovuti all’emergenza sanitaria che ha fermato tutto, quando tutto ricomincerà ripartiremo a cento chilometri all’ora». 
 
In vista dell’imminente fase 2 dell’emergenza Covid-19 però, sono pochi i parchi e le aree verdi che possono dirsi pronti ad accogliere il ritorno dei cittadini, pur facendo rispettare i divieti anti-assembramento. Con i milionari appalti per la manutenzione del verde ancora impantanati in Campidoglio, infatti, gli interventi del servizio giardini sono stati limitati, sprecando questi due mesi in cui, sfruttando il lockdown, si sarebbe potuto lavorare in maniera più approfondita. Così a Villa Ada ad esempio, è stata fatta solo un po’ di pulizia e di raccolta di materiale da terra, ma pochi sfalci dal momento che l’erba è cresciuta senza controllo, mentre i viali interni non risultano ancora aperti. Nell’area intorno al laghetto, il prato è diventato una piccola giungla. E anche il Parco Rabin è in queste condizioni.

Cambiando quadrante, sulla Nomentana, se la passano male anche Villa Torlonia e Villa Paganini, tra vegetazione infestante, erbacce che coprono i cartelli della segnaletica e ramaglie che invadono i vialetti. «Sono stati due mesi sprecati, non si è visto mai nessuno operaio a sistemare il verde delle due ville», dice un uomo a passeggio con il cane lungo la ciclabile. Problemi anche a Villa Borghese, dove il servizio giardini è intervenuto solo con una rasatura dei prati intorno alla Fontana Ovale, davanti al portico dei Leoni e nelle aree verdi nei pressi dell’uccelliera. Per il resto le piante hanno proliferato indisturbate, in alcune parti l’erba è così alta da aver quasi inglobato le panchine. Spostandosi al Trieste-Salario, nemmeno Villa Chigi sembra proprio pronta alla riapertura. Anche qui pare evidente che non ci sia stata nessuna manutenzione.

Nell’immensa Villa Pamphili, invece, ci si è limitati invece a sfalciare due ettari di erba sul lato di via Vitellia. Qui tra l’altro restano gravi problemi di sicurezza, di notte sbandati riescono a introdursi nella villa e alcuni vandali sono entrati danneggiando vasi antichi e targhe toponomastiche, fino a distruggere i gigli della Fontana del Cupido.

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