Ostia, la gang dei parcheggi: «Paga o ti buco le gomme». Presi i parcheggiatori padroni di Capocotta

Ostia, la gang dei parcheggi: «Paga o ti buco le gomme». Presi i parcheggiatori padroni di Capocotta
di Mirko Polisano
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Giovedì 1 Luglio 2021, 10:34 - Ultimo aggiornamento: 10:38

«Paga o ti buco le ruote». «Se mi dai due euro la moto te la controllo io». Capocotta, km 9,000 della via Litoranea Ostia-Anzio. Pensare di andare al mare ed evitare le estorsioni dei parcheggiatori abusivi, è pura illusione. La tassa è pretesa comunque. I guardiamacchine nord-africani lungo quei quattro chilometri di strada che costeggia le spiagge libere sono ovunque.

Gang dei parcheggi, il blitz 

Così all'alba di ieri è scattato il blitz della polizia di Ostia che tra le dune ha scovato una banda di parcheggiatori, cui membri - tutti stranieri - si sentivano i padroni di Capocotta e per questo pronti a estorcere soldi agli automobilisti con la pretesa di proteggere la macchina da eventuali danni che si sarebbero potuti verificare, qualora il proprietario si fosse rifiutato di versare il compenso pattuito. Già perché il tariffario era deciso perfino dai guardiamacchine: due euro per moto o macchine. Un vero e proprio racket stroncato dagli agenti del Lido, agli ordini del dirigente Antonino Mendolia. Non «cani sciolti», secondo gli investigatori, ma una rete ben organizzata anche per evitare di finire nelle maglie dei controlli: un'auto «civetta» fa la spola, avanti e indietro, da Ostia a Torvaianica per verificare che la squadra lavori e per avvertire in caso di blitz.

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Ma ieri è andata male, visto che sulla loro strada hanno incontrato gli agenti della polizia di Ostia. Gli inquirenti hanno scoperto un giro illecito fatto di estorsioni, danneggiamenti e furti alle auto dei bagnanti in sosta: dieci le persone denunciate e altrettante le multe elevate. I poliziotti hanno bloccato dieci posteggiatori abusivi di varie nazionalità - tutti africani - che sono stati multati e a cui i hanno sequestrato tutti i contanti frutto dell'attività illegale. Tra questi, anche un nigeriano di 50 anni non in regola con il permesso di soggiorno e su cui pendeva un mandato internazionale. I dieci con addosso un giubbetto catarifrangente come divisa di ordinanza, farebbero molto probabilmente capo a un'organizzazione più ampia che gestisce il racket dei parcheggi e si spartisce il territorio di Ostia.

 

Il copione è più o meno sempre lo stesso: al malcapitato automobilista viene indicato un posto libero (già visibilissimo) oppure il parcheggiatore sbuca davanti al guidatore appena quest'ultimo scende dell'auto. A quel punto, la richiesta di soldi. Una circostanza che per gli inquirenti potrebbe essere configurata come estorsione, soprattutto se i posteggiatori vengono fermati in flagranza di reato. Ad aggravare la posizione di tutti, il fatto che i parcheggiatori utilizzassero un vero tariffario a dimostrazione della pretesa della richiesta di denaro, nessuna offerta dunque.

La risposta 

Per chi non paga, invece, c'è il pericolo della ritorsione. Le auto e le moto dei bagnanti corrono il rischio di essere prese di mira e danneggiate. Vetri rotti, tergicristalli spezzati e i continui furti ai danni delle vetture in sosta, continuamente ripulite, ne sono una testimonianza. Il business esentasse dei parcheggiatori abusivi può rendere anche molto bene: i posteggiatori che battono le zone più trafficate riescono a intascarsi oltre cento euro al giorno. Cifre che possono raddoppiare nei giorni di punta, come i week-end di giugno e luglio, quando sul litorale si riversano mezzo milione di presenze. «Grazie agli agenti della polizia di Ostia - hanno detto alcuni clienti - è la fine di un incubo, i ricatti avvenivano ogni giorno e alla luce del sole». Gli automobilisti fino a ieri erano rassegnati. «Ora i soldi ce li hanno chiesti sfacciatamente - denunciano due romani - è stato proprio un abusivo in prossimità della settimana. La scorsa settimana voleva cinque euro e noi gliene abbiamo dati due. Abbiamo sperato che bastassero per ritrovare la macchina senza graffi».

 

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