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Paola De Gregorio, morta la scultrice romana apprezzata dal maestro Manzù

La scultrice Paola De Gregorio
2 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 10:12

Le sue opere hanno fatto il giro d'Italia e d'Europa. Si sono celebrati ieri, presso la chiesa della Sacra Famiglia al Portuense, i funerali della scultrice romana Paola De Gregorio, scomparsa lo scorso due luglio. Originaria della Capitale, dove ha sempre risieduto, da giovanissima ha frequentato l'atelier di Pericle Fazzini e poi l'accademia di Belle Arti, sotto la guida Attilio Selva. Incuriosita e interessata allo studio dell'anatomia umana, si era poi laureata alla facoltà di Scienze biologiche dell'università La Sapienza.

Le mostre di Paola De Gregorio 

Nella Capitale le sue personali hanno avuto per teatro la Galleria Astrolabio, Palazzo Valentini, l'Università Gregoriana e il Palazzo Laterano a Roma. Ma la fama ha presto valicato i confini cittadini per sconfinare, da nord a sud in ogni angolo d'Italia. Le opere di De Gregorio sono state esposte al forte Spagnolo de L'Aquila, Villa Pisani di Stra a Venezia. Ma anche all'estero, da Lisbona a Vienna. Da Zagabria a Belgrado, passando per Atene, Salonicco e Zurigo. Una produzione vasta, a cui nel tempo ha aggiunto numerosi lavori su commissione, in particolare ritratti singoli e di gruppo. Ma anche l'incarico di consulente artistico di diversi gruppi di lavoro per la ristrutturazione delle chiese italiane.

L'attività e le tecniche usate da Paola De Gregorio

Artista dalla produzione trasversale, ha realizzato opere di scultura con varie tecniche, dal bassorilievo al tuttotondo, in legno, bronzo, cemento, terracotta, usando, nel rispetto dell'ambiente, anche materiali riciclati. Un'attività frenetica, incoraggiata dall'apprezzamento di critici del calibro di Strinati, Sgarbi, Maraschio. Ma anche dei maestri Manzù e Fazzini. Nel 2003 ha ricevuto il «Premio Minerva» per la Scultura, riservato alle donne capaci di distinguersi nei più svariati settori durante il corso dell'anno. Oggi le sue opere si possono ammirare al Museo Dantesco di Ravenna, all'Università Gregoriana di Roma al Castello de L'Aquila e al Museo Gulbenkian di Lisbona.  

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