Filippo Macchi: «Io mandante dell'omicidio? Nemmeno conoscevo Piscitelli»

Filippo Maria Macchi
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 10 Ottobre 2019, 08:09

Altro che mandante dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli. «Non conosco né lui né Maurizio Terminali» ed «è vero che non ho mai restituito i 30 mila euro a Massimo Carminati ma al mio rientro dal Brasile, Carminati era stato già arrestato. Per quanto avessi avuto delle difficoltà economiche, 30 mila euro costituiscono un importo che avrei potuto restituire ma sono una cifra inaudita per giustificare qualunque atto lesivo nei confronti di una persona, anzi non c'è somma che possa giustificare un omicidio». Rompe il silenzio Filippo Maria Macchi, l'imprenditore accusato da Fabio Gaudenzi di aver avuto un ruolo nell'omicidio del capo ultrà della Lazio.

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Secondo lo zoppo quest'uomo, classe 1988, lo avrebbe truffato al termine di un viaggio in Africa per l'acquisto di 3 quintali d'oro. Gaudenzi sarebbe riuscito come lo stesso ha poi raccontato ai pm della Dda, Giovanni Musarò e Nadia Plastina a farsi prestare 60 mila euro da Carminati e dai fratelli Bracci per permettere a Macchi di raggiungere la cifra necessaria ad avviare l'operazione africana ma poi sarebbe rimasto senza oro, senza ricompensa e con un debito da rimettere da solo giacché Macchi si sarebbe reso irreperibile, scappando prima in Brasile e negandosi poi una volta rientrato in Italia.

Gaudenzi avrebbe chiesto prima a Maurizio Terminali e poi a Fabrizio Piscitelli di rintracciarlo e per questo sarebbero morti. Ora Macchi, assistito dall'avvocato Giuseppina Chiarello, respinge ogni accusa. E non lo fa soltanto a parole. Oggi depositerà una denuncia contro lo zoppo per calunnia e diffamazione: «Gaudenzi mi attribuisce comportamenti che sia da un punto di vista logico che per la mia natura io non avrei mai potuto avere. Con questa vicenda non ho alcun rapporto e sono certo che gli organi di polizia troveranno i responsabili della morte del signor Piscitelli». Di più, Macchi non possiede nessuna barca, men che meno ad Anzio dove secondo Gaudenzi, Diabolik l'avrebbe trovato dicendoglielo poche ore prima di morire.
Ma partiamo dall'inizio, da quando Filippo Maria Macchi è ancora un 14enne che conosce Gaudenzi perché il padre gli regala una minicar.

I RAPPORTI

I due iniziano a frequentarsi così: Macchi ancora ragazzino passa più di un pomeriggio nell'autofficina gestita a Roma Nord dalla famiglia Gaudenzi. I due, quando Macchi diventa maggiorenne (è il 2006), si perdono di vista ma otto anni più tardi si rincontrano per caso a piazza Euclide. Gaudenzi ha cambiato vita: da impiegato nella rimessa-officina di famiglia veste i panni dell'agente immobiliare e propone a Macchi di entrare in affari per un'operazione che sta svolgendo alle Bahamas. Ma a Macchi non interessa il mattone, punta invece ad accreditarsi agli occhi del padre che in quel periodo era amministratore delegato della Graziella luxury, una società con sede ad Arezzo che tratta e lavora preziosi.

Macchi tramite la conoscenza di una reporter che partirà poi con lui, Gaudenzi e un'ex militare alla volta del Gambia, inizia a pensare di acquistare oro grezzo da rivendere a questa società. Nasce così l'operazione Africa che costerà, solo per l'organizzazione, 360 mila euro: Macchi ne parla a Gaudenzi e quest'ultimo si offre di dargli una mano. La prima fase, tuttavia, sfuma tristemente perché i venditori dell'oro all'ultimo non autorizzano il carico della merce sull'aereo di Macchi e lui, come Gaudenzi, resta senza nulla. I due vengono in sostanza fregati. Ma non si perdono d'animo: stando in Africa ci riprovano tramite la mediazione di un'altra conoscenza del Macchi una donna siciliana con un ampio portfolio di rapporti in Kenya partendo per il Burundi.
 


In gioco, nella seconda operazione, entra un'altra persona: un uomo australiano che in cambio di 200 mila euro pagati dal Macchi , si offre come tramite tra il gruppo e i nuovi venditori d'oro ma anche in questo caso a vincere sono i secondi. Complice l'inesperienza, alla fine Macchi spenderà più di 600 mila euro per nulla. Insieme a Gaudenzi ha pagato il rischio imprenditoriale per un'operazione che non frutterà alcun utile ma solo perdite mentre per il denaro chiesto in prestito a Carminati e a Bracci se per il primo Macchi non è mai rientrato, per il secondo ha coperto il debito di 30 mila euro con 2 orologi. Ma perché allora lo zoppo avrebbe raccontato questa storia agli inquirenti? La risposta: «Forse Gaudenzi ha pensato che la sua incolumità fosse in pericolo per aver probabilmente fatto qualche sgarbo a qualche personaggio malavitoso e costituendosi alla polizia si è garantito la sopravvivenza».
 

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