Omicidio Anzio, il gestore del locale ai fratelli: «Se arriva Leonardo Muratovic cacciatelo»

Secondo i testimoni Ahmed, il maggiore, affrontò il rivale: «Qui tu non ci devi stare»

Omicidio Anzio, il gestore del locale ai fratelli: «Se arriva Leonardo Muratovic cacciatelo»
di Ivo Iannozzi e Camilla Mozzetti
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Giovedì 21 Luglio 2022, 00:14 - Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 08:22

Ci sono almeno due domande che meritano una riflessione e necessitano di una risposta. Perché Ahmed Ed Drissi afferra per il pizzetto Leonardo Muratovic quando lo vede entrare nel locale intimandogli «Tu qui non ci devi stare»? E perché il padre della vittima, il giorno dopo l’aggressione, si reca al commissariato di Anzio accoltellando i due buttafuori della Bodequita quasi a vendicarsi quando però nessuno di loro ha preso parte alla rissa? Per provare a dare una risposta bisogna tornare indietro nel tempo, rimettere insieme i pezzi di un’amicizia andata in frantumi, ovvero quella tra i fratelli magrebini, Adam soprattutto, e la vittima e ripercorre un altro episodio avvenuto sempre nello stesso locale all’incirca un anno fa quando il pugile 25enne di Aprilia aveva creato dei problemi alla “Bodeguita Beach”. Testa “calda” per alcuni, appassionato solo di boxe per altri. Né più né meno la descrizione che ad Anzio circola sui fratelli magrebini, anche Adam pratica la boxe fin da quando era un ragazzino. Sabato sera, secondo i racconti dei testimoni, i gestori del locale temono che Muratovic possa tornare. Sanno che i fratelli Ed Drissi, altri clienti abituali, conoscono Leonardo e gli chiedono di «convincerlo ad andare via» nel caso si fosse presentato per trascorrere la serata. 

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LE COINCIDENZE

Il particolare coincide con la testimonianza del responsabile del servizio di sicurezza del locale che, all’arrivo di Leonardo, che ben conosce, gli chiede subito di stare tranquillo. Il ragazzo lo rassicura. E proprio in questo frangente si innesta il confronto con i fratelli Ed Drissi. Il più grande, Ahmed, chiede al pugile di lasciare il “Bodeguita Beach”. La reazione della vittima è stizzita e netta: «Da qui non mi muovo, qui sto benissimo». La tensione sale subito, tanto che il servizio di vigilanza chiede ai due gruppi di lasciare il locale. La richiesta viene accolta, e una decina di giovani vengono scortati lungo la passerella che dalla spiaggia porta al piano stradale, sulla riviera di Ponente. L’aria è tesa, ma niente lascia presagire che di lì a poco si scatenerà una rissa che sfocerà in tragedia. La versione del responsabile della sicurezza del locale su come sono andati i fatti, coincide con quella che i due fratelli magrebini hanno riferito dopo essersi costituiti dai carabinieri. Sembra dunque perdere consistenza la versione degli amici della vittima per i quali Leonardo sarebbe stato avvertito dagli uomini della vigilanza del “Bodeguita Beach” che sulla riviera c’erano delle persone che lo aspettavano per parlargli. E il padre della vittima che li accoltellerà finendo poi in carcere? Lo fa perché crede che i buttafuori ufficiali siano corresponsabili di un finto tranello ordito nei confronti del figlio o perché confidava di trovare in commissariato i due magrebini che non si capisce fino a che punto fossero solo clienti del locale? Di certo qualcuno, i fratelli Ed Drissi, li ha minacciati e spaventati a tal punto da costringerli a fuggire da Anzio, rendersi irreperibili, fino al momento della resa. Avvenuta martedì quando, dopo aver chiamato l’avvocato che li assiste, hanno varcato passate le 22 la soglia della stazione dei carabinieri Gianicolense. 

I DUE GIOVANI

Due ragazzi, Adam e Ahemed, apparentemente come tanti, fratelli molto legati tra loro, che sbancano il lunario con lavoretti occasionali e consegne a domicilio. Nella loro famiglia, che vive in un quartiere border-line di Anzio - il quartiere Zodiaco, più volte finito al centro di retate ed arresti - ci sono altri tre tra fratelli e sorelle e la madre. La donna sabato non era ad Anzio mentre il padre da anni risiede all’estero. Nel passato dei due fratelli però ci sono molte ombre, almeno in quello di Ahmed, che secondo le testimonianze avrebbe afferrato per il pizzetto il pugile. Il ragazzo quando ancora era minorenne accoltellò, senza ucciderlo, il fidanzato della sorella mentre ad aprile del 2016 fu arrestato dai carabinieri di Anzio perché insieme ad un complice, a bordo di una moto, sparò contro un’abitazione nella località Santa Teresa. L’obiettivo, stando a quanto accertarono le indagini, era un 30enne pregiudicato per droga. L’agguato fallì perché l’uomo non era in casa ma il ragazzo fu arrestato. I militari gli trovarono una Beretta calibro 7,65 perfettamente funzionante, carica e con un colpo in canna. Quell’arma era stata rubata mesi prima nel Frusinate e non è escluso, anche se non emersero dettagli utili, che l’agguato fosse stato commissionato. L’altro fratello, Adam, invece ha la fedina penale pulita, appassionato anche lui di boxe in passato era amico di Muratovic fino a che, vari dissidi posero fine al rapporto. Sul suo profilo Facebook si rincorrono foto di incontri sul ring ma anche quelle con alcuni di noti attori di serie televisive incentrate sulla malavita. Come se poi il canovaccio fosse sempre lo stesso.

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