Cinzia Faccioli: «Per mia figlia Noemi, morta tre anni fa per un albero, né processo né risarcimento»

Cinzia Faccioli: «Per mia figlia Noemi, morta tre anni fa per un albero, né processo né risarcimento»
di Raffaella Troili
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Domenica 11 Aprile 2021, 01:13

«Rimanere così, sospesi, è una tortura nella tortura. Come ci sentiamo? Trascurati». Solo per questo, Cinzia Facciolo la mamma di Noemi Carrozza, la ventenne campionessa del Nuoto sincronizzato morta in un incidente sulla Colombo nel 2018 in sella allo scooter a 40km/h, si fa forza e parla, a fianco il marito Lorenzo.

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Trascurati, perché?
«Dal settembre 2019, da quando il nostro avvocato Emiliano Natoli ha presentato atto formale di opposizione alla richiesta di archiviazione del pm del procedimento penale non è stata ancora fissata l’udienza davanti al gip per la discussione dell’opposizione. Temiamo che questa noncuranza, possa compromettere i tempi del processo, perché naturalmente noi crediamo fermamente che non ci siano le condizioni per un’archiviazione».

 


In questi anni tante testimonianze di affetto, da ogni parte. E silenzio totale dalle istituzioni.
«Noi aspettiamo un’indicazione, se la nostra richiesta è stata accolta o respinta. Avere una data per vedere una luce, un punto di riferimento a cui aggrapparsi. Galleggiamo a mezz’aria. Al di là del dolore».


Il ctu ha stabilito che non fu colpa del manto stradale e che seppure lo stato del luogo non fosse sicuro non è possibile imputare la colpa a nessuno, in pratica.
«Non siamo d’accordo, non è vero che in quel tratto va tutto bene, quell’albero che è stata la causa dell’impatto non ci sarebbe dovuto essere. Se c’era un guard rail si sarebbe salvata, magari si sarebbe rotta un braccio. Il problema sicurezza c’era e rimane, non c’è alcuna manutenzione, quel tratto è completamente abbandonato. La prova è che lì ogni tanto c’è una nuova lapide o dei nuovi fiori appesi a qualche albero».


Eppure è tutto fermo, nessun contatto né quantomeno risarcimenti.
«Intanto chiediamo più attenzione. A noi è successo questo e nessuno lo può cambiare ma che si possa evitare che accada anche solo a un’altra persona e avere un grammo di merito ci aiuterebbe, ci sembrerebbe di dare un senso e valorizzare la vita e il sacrificio di nostra figlia, che tanto non ci ridarà più nessuno. Ci ha fatto piacere che abbiano rifatto l’asfalto, almeno quello è risolto».


Alle richieste di risarcimento inviate al Comune non è seguita nessuna risposta. 
«Assicurazioni di Roma ha visionato gli atti ma non ha nemmeno inviato un riscontro, né in positivo né in negativo. Una totale noncuranza ed indifferenza, solo silenzio. E non ci aspettiamo mica che si facciano sentire ora ormai. Speriamo solo che il gip si decida a fissare un’udienza il prima possibile per sapere se dobbiamo fermarci o andare avanti».

 
Per l’avvocato Natoli c’è il rischio concreto di prescrizione del reato considerato che laddove venisse accolta l’opposizione, il processo di primo grado dovrebbe comunque esser celebrato a distanza di oltre 3 anni dall’incidente.
«Sarebbe la cosa peggiore non considerare questo. Che almeno abbia un senso, se può averlo, la vita di una ragazza di 20 anni, non facciamola passare così: possibile che non valga nemmeno una risposta? Noi siamo profondamente convinti che non sia un caso da archiviare, questa è una convinzione che va al di là dell’emotività del momento».


Come state? Come si va avanti?
«Con piccole iniziative che ci hanno fatto capire quanto era amata Noemi. Ma abbiamo l’esigenza di pensare ai suoi fratelli Marco e Federico, che hanno subìto e non hanno mandato giù. Dobbiamo pensare alla loro serenità. Certo in tre anni non si è risolto nulla, aspettiamo qualsiasi tipo di decisione per trovare una serenità anche noi. Abbiamo messo una nuova foto sull’albero, c’è un sorriso di nostra figlia ed è meraviglioso. In tanti ci hanno telefonato, quella foto dicono che mette addosso allegria e gioia indescrivibili».
 

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