No-vax nella casa di riposo a Fiano Romano, altri 3 morti: l'ipotesi di omicidio colposo

No-vax nella casa di riposo a Fiano Romano, altri 3 morti: l'ipotesi di omicidio colposo
di Lorenzo De Cicco e Giuseppe Scarpa
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Giovedì 8 Aprile 2021, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 09:33

Nella «sala negativi», dietro le vetrate della casa di riposo di via Venezia, a Fiano Romano, si incrociano sguardi impauriti. C'è solo il silenzio, tra un tampone e l'altro, mentre i medici delle unità speciali della Regione armeggiano con i reagenti, osservati come strani astronauti nelle tute di biocontenimento. Il Covid, qui, ha già fatto 5 morti. Altri 22 anziani sono positivi, per ora asintomatici. A portare il virus in questa struttura di metallo e legno circondata dai cipressi, a 20 chilometri da Roma, sono stati gli operatori socio-sanitari, gli angeli custodi diventati minacciosi «super-spreader», dopo avere rifiutato due mesi fa il vaccino offerto dalla Asl.

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Il procuratore capo di Rieti, Lina Cusano, segue le indagini in prima persona, data la delicatezza della vicenda. Le 5 morti sono state accorpate in un unico fascicolo: l'ipotesi di reato è omicidio colposo. Al momento nel registro degli indagati non compaiono nomi, ma presto l'inchiesta potrebbe arrivare a un punto di svolta.
IL FOCOLAIO
L'indagine epidemiologica dell'Asl Roma 4 è già approdata a una conclusione: il coronavirus è stato portato nell'ospizio con 36 anziani, età media 85 anni, da un'operatrice no-vax. Ha capito di essere positiva dopo qualche linea di febbre, quando era troppo tardi: aveva già trasmesso l'infezione a due colleghi, pure loro contrari al vaccino, e da quel momento il Covid si è propagato di letto in letto tra gli anziani della casa.

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Cinque hanno perso la vita. Floriana L. di 94 anni, detta la «sora Lella», una barzelletta sempre sulla punta della lingua per addolcire le giornate dei compagni di stanza e degli infermieri. Adriana M. di 87 anni, ospitata qui insieme alla sorella, anche lei positiva. Adriano Z. di 95 anni, una vita nelle Ferrovie come macchinista capo. Dei 5 ospiti deceduti, Adriano era l'unico vaccinato. «Purtroppo era già un malato terminale, le sue condizioni erano compromesse da prima del Covid - racconta Roberto Agresti, il titolare della struttura - Gli altri ospiti che avevano ricevuto il vaccino, invece, stanno bene, compatibilmente con l'età. Purtroppo non tutti i nostri nonni si erano vaccinati».


Gli infermieri, dopo i decessi, hanno cambiato idea. E hanno chiesto alla Asl una seconda chance. Agresti, l'unico a vaccinarsi subito, insieme al fratello, sfodera un sorriso amaro: «Due mesi fa avevo provato a convincerli in tutti i modi, ma non ne volevano sapere. Credo però che vada data a tutti una seconda opportunità. So che ora molti di loro sono in contatto con l'Asl per fare l'iniezione, finalmente». E l'operatrice da cui tutto è partito, si è messa in coda? «Non ci sentiamo da un paio di settimane e francamente non vorrei rivederla, mi ricorda l'inferno che abbiamo vissuto. Non mi piace usare il termine licenziare, ma abbiamo detto chiaramente alla cooperativa che ci fornisce il personale che qui non vogliamo più avere dipendenti contrari al vaccino. Purtroppo fino a qualche giorno fa non potevamo imporre nulla; l'obbligo vaccinale per i sanitari probabilmente andava fissato prima».
Agli infermieri no-vax potrebbe arrivare una richiesta di risarcimento danni. «Probabilmente la faremo - racconta il fratello di una vittima, che chiede di non essere citato - Non ho visto mia sorella per 13 mesi, per proteggerla dal Covid. Ma è morta lo stesso. Ora non finisce qui».

 

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