Beffa del nichel senza valore ora il Comune chiede i danni

Venerdì 15 Febbraio 2019
2

Finirà nelle aule giudiziarie il caso del tronchetto di nichel ceduto al Campidoglio nel 2011, al posto dei soldoni contanti, per ripagare un vecchio debito: un filo di metallo stimato inizialmente 55 milioni di euro e per anni iscritto a bilancio dall'amministrazione comunale che, come svelato ieri dal Messaggero, sarebbe stato ora valutato appena 40 mila euro. Adesso Palazzo Senatorio - che ha stralciato la cifra dal bilancio 2019, anche dopo il richiamo dei revisori dei conti dell'Oref - sta percorrendo «ogni iniziativa possibile» per recuperare il credito dal debitore. Ma la Corte dei conti, dall'altro lato, ha aperto un fascicolo sui soldi spesi in tutti questi anni da Roma Capitale per far sorvegliare un tesoretto che, in realtà, vale poco o nulla. Il Comune, infatti, ha speso circa 200 mila per la sicurezza, ingaggiando addirittura una squadra di guardie giurate per scortare e proteggere il tronchetto di nichel. A coordinare gli accertamenti è il viceprocuratore regionale Guido Patti. Il sospetto dei magistrati contabili è che si la cifra spesa configuri un danno erariale per le casse comunali. E non è tutto. Perché lo scorso 30 gennaio scorso il Comune ha rinnovato un appalto da 57 mila euro sempre per «la custodia» del tronchetto fino al 2021.

LE VOCI
Dal colle capitolino emerge la rabbia per una vicenda «ereditata dalle precedenti gestioni», potenzialmente molto pericolosa per i già delicati equilibri finanziari dell'ente. A lanciare l'allarme, lo scorso aprile, era stato l'organismo di revisione contabile che, nel parere su una variazione al bilancio 2018, aveva raccomandato di «impegnare le somme derivanti dalla vendita del nichel e delle partecipazioni successivamente alla effettiva vendita delle stesse». Un avvertimento dovuto anche alla rimodulazione di alcune opere del dipartimento lavori pubblici, finanziate in parte (1,4 milioni) proprio con «l'alienazione del nichel».

LE AZIONI
La giunta, a quel punto, ha deciso di mettersi al riparo da possibili brutte sorprese, eliminando «dalle voci di bilancio le entrate potenzialmente derivanti da tale vendita, che non risultano dunque iscritte nel bilancio di previsione 2019-2021 di Roma Capitale», si legge in una nota. Insomma, il Campidoglio si è portato avanti con il lavoro, dopo il caveat dei revisori, evitando così di dover mettere in piedi una manovra correttiva da 38 milioni, che avrebbe dovuto trovare con maggiori entrate o tagli alla spesa. Nel frattempo, da Palazzo Senatorio fanno sapere che «il nichel in possesso dell'amministrazione non è stato ceduto in sostituzione di un credito ma come pegno a garanzia del credito stesso: Roma Capitale resta pertanto titolare del credito originario e sta attuando ogni iniziativa percorribile per la sua riscossione».

LA REPLICA
Il finanziere Giovanni Calabrò, che aveva ceduto il nichel al Campidoglio, nega però alcuna responsabilità. La perizia che riduce drasticamente il valore del tronchetto, secondo Calabrò, «è stata elaborata non dalla guardia di finanza, ma da un perito» che «non ha eseguito alcuna approfondita indagine tecnico-scientifica sulle modalità di produzione» e «non è stato sondato minimamente l'invece rilevantissimo particolare mercato di riferimento». L'operazione insomma, sostiene il finanziere, «è tutto tranne che un raggiro, non sono un truffatore». E la vicenda, a quanto pare, è tutt'altro che conclusa.
Mic.All. e Fa.Ro.
 

Ultimo aggiornamento: 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA