Nettuno, «Aprite la porta, siamo poliziotti»: poi sparano al boss e a suo figlio. Entrambi gravissimi

Il ragazzo è stato trasferito in elicottero al Gemelli

Sparatoria a Nettuno: feriti padre e figlio di 16 anni, colpiti alla testa e al torace
di Ivo Iannozzi e Camilla Mozzetti
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Mercoledì 2 Marzo 2022, 14:16 - Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 12:59

Il campanello che suona a metà giornata, l’uomo che si avvicina alla porta e chiede chi è. «Polizia» si sente rispondere e dunque apre perché, da pregiudicato agli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico alla caviglia, sa benissimo che potrebbe trattarsi di un controllo. E invece di fronte si trova due uomini, con i volti coperti dalle mascherine, che gli sparano a bruciapelo ma non lo uccidono seppur l’intento fosse proprio quello. Nel piccolo appartamento ricavato in una villetta anonima tra le strade sterrate di Nettuno - litorale a sud di Roma - c’è anche il figlio, appena 15enne che sta facendo la doccia. Sente gli spari, prova a nascondersi in bagno ma quei due uomini sparano anche contro di lui e lo feriscono al torace ed alla testa. Per gli inquirenti è un agguato di stampo mafioso quello in cui è rimasto vittima Antonello Francavilla, classe 1977, boss della “Società di Foggia”.

 

Agguato a Nettuno

Un pezzo da novanta nella mala pugliese perché con il suocero, Roberto Sinesi, da anni è a capo di una delle più potenti batterie di zona con propagazioni anche nel Gargano. Spaccio, traffico internazionale di droga, estorsioni sono le sue cifre distintive.


LA MODALITÀ

E chi l’ambiente della mala foggiana lo conosce da anni - perché la criminalità è sempre una ma mille sono le forme con cui si regolano i conti in sospeso - non ha troppi dubbi: l’agguato è partito dalla Puglia, dove spesso e volentieri gli omicidi “comandati” si eseguono bussando alla porta di boss o uomini da far fuori. E poco importa se sono presenti anche dei minori, si ammazzano anche loro. I mandanti stanno lì e forse i killer, poi scomparsi dopo l’omicidio fallito, ci sono arrivati seguendo le tracce del figlio che era a Nettuno per trovare il padre sfruttando, come racconta lo zio Lino dal policlinico Agostino Gemelli dove il 15enne è ricoverato in gravissime condizioni, la festa di carnevale. 

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Contro Francavilla sono stati esplosi circa tre colpi, due probabilmente quelli indirizzati al figlio, da una calibro 38. A indagare sul caso è la Squadra Mobile di Roma - sul posto ieri sono arrivati gli agenti della Sezione Omicidi e i colleghi della Criminalità organizzata - interessati anche gli agenti del commissariato di Anzio. La prima ad aver dato l’allarme è stata un’amica del Francavilla che ha scelto Nettuno per i domiciliari perché conosce il piccolo Comune da anni e perché qualsiasi richiesta per scontare la pena a Foggia, considerato il “calibro” dell’uomo, sarebbe stata respinta per motivi di sicurezza. La donna - che chiameremo Amelia - conosce Francavilla da anni e ieri mattina ad avvisarla è stata la figlia chiamata dalla moglie dell’uomo. Francavilla dopo l’agguato ha trovato la forza di contattare la moglie: «Chiama qualcuno hanno provato ad ammazzarci», avrebbe detto l’uomo prima di perdere conoscenza. Di fronte alla villetta dunque arriva Amelia che dà l’allarme: sono le 12.32 quando il 112 riceve la chiamata di soccorso inoltrata dal 118. «L’ho visto ricoperto di sangue - dice Amelia - si preoccupava solo del figlio “salvate mio figlio, hanno sparato anche a lui”». Ma su chi possa essere stato l’uomo non dà informazioni neanche quando viene trasferito in ospedale. Poche e frammentate parole riserverà anche agli investigatori che hanno sequestrato alcune immagini di impianti di videosorveglianza, a partire da quelle di un uomo che vive al secondo piano della villetta.


LA FAIDA

Probabilmente Francavilla sa benissimo chi e perché lo voleva uccidere ma da boss navigato qual è ha deciso di non parlare. Non è escluso che possano esserci già delle “risposte” nelle prossime ore proprio sul territorio di Foggia, motivo per cui le forze dell’ordine sono già al lavoro. Francavilla, come detto, è a capo di una delle più forti e potenti “batterie” di zona ma da anni è in corso una “guerra” con un’altra batteria che fa affari sempre con la droga, il traffico di stupefacenti e le estorsioni nello stesso territorio. È il gruppo “Moretti-Pellegrino-Lanza” e non è escluso che l’agguato sia maturato proprio in questo contesto. Francavilla, finito al centro di numerosissime operazioni (da ultimo è ancora pendente in Cassazione la condanna per estorsione contro un imprenditore agricolo foggiano) ha scelto però Nettuno per scontare i domiciliari. L’appartamento preso in affitto nella villetta sembrerebbe essere di proprietà di un uomo del posto ma a legarlo alla piccola cittadina del litorale potrebbero essere anche altri interessi. Formalmente, almeno da una prima verifica, il suo nome non è accostato ai clan di ‘ndrangheta recentemente smantellati dal Nucleo investigativo dei carabinieri di via In Selci ma non si può escludere un’ipotesi: affari passati sul traffico di droga da Foggia al litorale laziale. Dunque Nettuno come posto sicuro anche in ragione di “vecchie” amicizie che potrebbero aver garantito all’uomo la tranquillità di una protezione.

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