'Ndrangheta a Roma, 33 arresti: controllavano le piazze di spaccio da Prima Porta a Borghesiana

'Ndrangheta a Roma, 33 arresti: al vertice del sodalizio Alvaro di Sinopoli
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Martedì 16 Febbraio 2021, 12:19 - Ultimo aggiornamento: 13:46

Trentatre persone arrestate dai carabinieri oggi nelle province di Roma, Reggio Calabria, Venezia e Grosseto. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia. L'accusa è di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di armi.

L'indagine denominata “Enclave” ha consentito di individuare e disarticolare un sodalizio contiguo alla ‘ndrangheta, costituito da soggetti calabresi e romani, dedito al traffico di sostanze stupefacenti, ricostruendone i canali di approvvigionamento, in gran parte dal Sud America, il sistema di gestione delle “piazze di spaccio” e le modalità di cessione. 

Al vertice del sodalizio, che espletava la maggior parte delle attività criminali nell’area nord-ovest di Roma (in particolare nelle zone di Casal del Marmo, Prima Porta, Borghesiana e nei Comuni di Sacrofano, Riano, Capena, Morlupo e Cerveteri), veniva individuato  Pasquale Vitalone soggetto pluripregiudicato, organico alla ‘ndrina Alvaro di Sinopoli (RC), stabilitosi da tempo a Sacrofano, da cui dirigeva le sue attività illecite avvalendosi anche di propri familiari. Questi ultimi, considerati più affidabili e riservati rispetto ad altri componenti del sodalizio, venivano incaricati per le operazioni più delicate ovvero: reperire canali di approvvigionamento, curare i rapporti con gli altri associati, trasferire il denaro contante, attuare per conto del capo azioni intimidatorie, garantire la riservatezza delle comunicazioni tra gli accoliti, cercando di eludere le eventuali captazioni delle Forze dell’Ordine. Vitalone gestiva un bar a Casalotti: al fine di eludere le disposizioni di legge in materia patrimoniale, attribuiva fittiziamente la titolarità della società di gestione del bar alla moglie e quella relativa alla tabaccheria a due nipoti.

Le indagini hanno consentito di accertare, tra l'altro, il tentativo di rilevare le quote societarie di una palestra a  Riano, attività ritenuta utile a riciclare il denaro di provenienza illecita. Al fine di piegare le volontà dei tre soci che non intendevano cedere le proprie quote, i malviventi dapprima incendiavano l’auto del primo, poi esplodevano un colpo d’arma da fuoco contro l’auto del secondo e, successivamente, incendiavano il cancello dell’abitazione e l’auto del terzo. 

I militari hanno ricostruito anche, in maniera dettagliata, svariate operazioni di narcotraffico tra le quali la negoziazione di una partita di 20 chili di cocaina proveniente dalla Colombia, operazione gestita mediante l'intermediazione di due broker italiani, una donna 65enne residente a Orbetello (Grosseto) e un uomo della provincia di Venezia, vicino all'ex «Mala del Brenta».

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