ROMA

Roma, uccise lo chef Narducci. Il gip: «Fu un duplice omicidio stradale»

Giovedì 11 Aprile 2019 di Marco Carta
Lungotevere della Vittoria: il punto in cui sono stati investiti lo chef Alessandro Narducci e Giulia Puleio

Una manovra contromano sul lungotevere della Vittoria. Poi, lo scontro mortale. Dovrà affrontare il processo ordinario Fabio Feola, il 30enne che la notte fra il 21 e il 22 giugno aveva investito lo chef Alessandro Narducci e la sua collega Giulia Puleio, che viaggiavano a bordo di uno scooter. È la decisione presa nell'udienza di ieri dal gip Angela Gerardi, che non ha accolto le richieste degli avvocati Pierpaolo dell'Anno e Luigi Iannettone, difensori del giovane automobilista campano.

Avevano chiesto l'escussione di un perito di parte come condizione per poter ottenere i benefici di pena previsti dal rito abbreviato. Ma, per il gip, le prove raccolte sono sufficienti a supportare la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Pietro Pollidori. Per questo, ora Feola dovrà difendersi nel rito ordinario dall'accusa di duplice omicidio stradale. Una contestazione che, in caso di pena massima, prevede una condanna fino a 14 anni di reclusione. Nel processo le famiglie delle vittime sono state ammesse fra le parti civili.

L'INCIDENTE
Il giovane revisore dei conti, originario della provincia di Caserta, quella sera non aveva assunto droghe prima di mettersi al volante della sua Mercedes classe A, come emerso dalle analisi tossicologiche. Aveva cenato con alcuni colleghi e intorno all'una di notte stava tornando verso casa. Non era ubriaco: «Avevo bevuto un bicchiere di vino», ha detto ai pm. La velocità della sua macchina non era elevata. Prima dello scontro, infatti, si era fermato a un semaforo. Ma, secondo la ricostruzione dei periti, l'auto, ripartendo, avrebbe invaso la corsia opposta, travolgendo lo scooter guidato dal giovane chef stellato. A bordo, insieme a lui, c'era anche un'amica e collega, Giulia Puleio. L'impatto era stato violentissimo: entrambi avevano perso la vita.

I TESTIMONI
A inchiodare il giovane revisore dei conti, ricoverato con codice rosso all'ospedale Gemelli la notte dello scontro, sono state tre distinte testimonianze, ritenute tutte attendibili dagli inquirenti: un anziano residente del posto, un ciclista e una donna di 40 anni. Tutti quanti avevano assicurato di aver visto la Mercedes Classe A guidata da Feola procedere contromano sulla carreggiata occupata regolarmente dallo scooter di Narducci per poi travolgerlo. Un urto drammatico, prima di schiantarsi contro tre vetture in sosta, una Fiesta, una Scenic e una Audi Q3. Feola non era distratto dall'uso dello smartphone, come emerso dalle indagini. Ma, rispondendo alle domande del pm Pietro Pollidori nel corso del primo interrogatorio, non era riuscito a dare alcuna spiegazione dell'incidente: «Ricordo solo un'ombra che mi è piombata addosso. E poi un boato». Quell'ombra nel cuore della notte era lo scooter guidato dal giovane chef Alessandro Narducci, l'allievo di Heinz Beck. Una giovane stella della cucina italiana, che quella sera a soli 28 anni perse la vita insieme alla sua collega, la 25enne Giulia Puleio.

Ultimo aggiornamento: 18:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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