ROMA

Imen morta dopo essere stata spinta dal ponte: «È stato un omicidio premeditato»

Domenica 17 Novembre 2019 di Adelaide Pierucci
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Imen Chatbouri,  l’ex campionessa di atletica tunisina uccisa dopo essere stata spinta giù da Ponte Sisto

Lui nega, ma la procura va avanti. Sarà giudicato in Corte di assise con l’accusa di omicidio premeditato Stefan Iulian Catoi, 26 anni, il playboy romeno accusato di aver catapultato giù da Ponte Sisto, a maggio, l’ex campionessa di atletica tunisina Imen Chatbouri, 37 anni, agganciata lo stesso giorno in un bar di Battistini e fino a un’ora prima insieme a lui al Castellino di piazza Venezia. La procura ha appena disposto il giudizio immediato. Un delitto senza un movente, all’apparenza. I due giovani si conoscono, sembrano piacersi, entrano in più locali in centro, ma poi verso le tre e venti, ancor prima che cominciasse ad albeggiare, lei si incammina verso casa sola, mentre lui la pedina, si nasconde e cogliendola alle spalle la butta giù dal parapetto. Non una disgrazia. Non uno scherzo finito male. 

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Le immagini di videosorveglianza immortalano una sagoma che sembra essere Catoi anche schizzare via dalla scena dopo essere sceso sulla banchina per accertarsi che la donna fosse morta. Ecco perché l’indomani, secondo la procura, i primi soccorritori la ritrovano senza telefonino e con un giubbotto sistemato sotto alla testa. Imen doveva sembrare addormentata. E una volta scoperta, per lo meno rapinata. «Approfittando che ella si è sporta sul parapetto del Lungotevere dei Vallati ed era girata con il volto verso il fiume», riporta l’imputazione firmata dal pm Antonio Verdi, «Catoi le si avvicinava repentinamente e con mossa fulminea l’afferrava per le gambe e la scaraventava nel vuoto facendola precipitare sulla banchina adiacente al fiume, dove la giovane, a seguito dell’impatto violento, decedeva». Sei righe che potrebbero far rischiare al giovane romeno l’ergastolo. 
 


 
Catoi, però, si dichiara innocente. Anzi vittima di un errore. «Non so di cosa mi state accusando», ha detto agli uomini della Mobileal momento dell’arresto a pochi giorni dal delitto. Già nel decreto di fermo gli inquirenti hanno, invece, tratteggiato la freddezza con cui il presunto assassino avrebbe portato a termine il piano, sperando che la morte di Imen fosse scambiata per suicidio o causata da una caduta accidentale. Ora invece si sospetta una vendetta dopo che Stefan e Imen hanno litigato nell’ultima ora trascorsa insieme. «E’ un delitto senza un movente», spiega, invece, l’avvocato Claudia Serafini che assiste Catoi, «I due ragazzi hanno trascorso la serata in amicizia e allegria. Stefan sostiene di non averla spinta». Quella sera Imen aveva preso una sberla dal fidanzato olandese ingelosito dalla presenza di Catoi. Il fidanzato, arrabbiato, l’aveva quindi lasciata con lui. Lei prova a richiamarlo venti minuti prima di morire. Forse aveva bisogno di aiuto. Ma lui offeso non aveva risposto. 

Ultimo aggiornamento: 12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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