Monterotondo, sparò al ladro durante la rapina, la Procura: «Fu legittima difesa»

Martedì 7 Maggio 2019 di Camilla Mozzetti e Fulvio Ventura

I componenti della banda sono stati arrestati ma le indagini non sono finite: manca ancora un tassello fondamentale. Ovvero ricostruire con precisione la traiettoria degli spari esplosi da Andrea Pulone, la sera del 26 aprile scorso, nella sua villetta a Monterotondo per far scappare i ladri. La Procura di Tivoli conta di chiudere presto anche se dirimenti saranno gli esami balistici sull'arma di Pulone una Glock 21, regolarmente registrata , affidati al Ris di Roma. Il 29enne è indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Quella sera l'uomo ha esploso cinque colpi: 3 fori sono stati rinvenuti nel salotto, tra la libreria e la scrivania, 2 fori, invece, nella casetta di legno nel giardino. Il procuratore, Francesco Menditto, nella conferenza tenuta ieri sull'arresto dei tre malviventi, ha lasciato intendere che ci potrebbe essere la richiesta di archiviazione per Pulone. Per ora, in attesa che entri in vigore la nuova norma sulla legittima difesa, si procede con la legge attuale. Nel caso in cui l'archiviazione venisse respinta, con la chiusura delle indagini che probabilmente arriverà dopo l'entrata in vigore della nuova norma, si valuteranno le ultime disposizioni. Di certo, ad oggi, c'è il fermo, convalidato dal gip, dei componenti della banda: due maggiorenni ed un minorenne. Dopo dieci giorni di indagine i carabinieri sono riusciti a fermarli prima che riuscissero a fuggire.

Spari a Monterotondo, il video del 16enne ferito lasciato dai complici all'ospedale

LA BANDA
I due maggiorenni, un uomo di 34 anni romeno con quattro pagine di precedenti penali alle spalle ed un 19enne serbo anche lui noto alle forze dell'ordine, avevano affittato una vettura con cui scappare. Per loro stessa ammissione, durante l'interrogatorio condotto ieri mattina dal gip Alfredo Maria Bonagura, avrebbero voluto rifugiarsi in Francia. Mentre il ragazzo, 16 anni originario della Romania, già in passato era scappato dalle strutture a cui era stato affidato dopo aver commesso dei reati e per questo è scattata anche l'ordinanza di custodia cautelare. I tre abitano tutti nella periferia est di Roma, in zona Borghesiana. Dalle prime ricostruzioni dei militari, inoltre, sembra che il gruppetto stesse già lavorando insieme da qualche tempo e con modalità simili alla rapina finita male a Monterotondo. «Sceglievano obiettivi fuori città ha spiegato il procuratore Menditto , ville isolate. Prima di agire controllavano se all'interno dell'abitazione ci fosse qualcuno ma l'ultima volta, però, la verifica non è stata efficace». I malviventi quella sera riuscirono a fuggire ma avevano capito che le forze dell'ordine erano sulle loro tracce. Avevano anche portato a lavare la macchina utilizzata per il furto, una Fiat Tipo noleggiata a Ferentino, con cui avevano poi accompagnato il complice ferito al Gemelli. Proprio la vettura, immortalata dalle telecamere dell'ospedale, è stata determinante nelle indagini perché ha consentito ai carabinieri ed al pm Giuseppe Mimmo di risalire ai malviventi, ancor prima che il 16enne raggiunto da una pallottola collaborasse con gli inquirenti. Secondo le ricostruzioni il pluripregiudicato romeno aveva trovato, dopo diversi tentativi, una persona che si intestasse fittiziamente il noleggio di una vettura. Aveva anche fissato un appuntamento con la persone che l'avrebbe aiutato a trovare la macchina. Dopo l'arresto i carabinieri, che hanno perquisito la sua abitazione, hanno rinvenuto dei documenti falsi, che probabilmente sarebbero serviti per la fuga dei due maggiorenni. I tre fermati ed il quarto ferito sono accusati di furto aggravato. Rischiano una pena da due ad otto anni e sei mesi di reclusione.
 

Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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