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Barberini, la stazione della metro riapre a metà: dai vagoni si può solo scendere

Venerdì 13 Dicembre 2019 di Stefania Piras
Barberini, la stazione della metro riapre a metà: dai vagoni si può solo scendere

Venerdì prossimo, questo è il giorno in cui potrebbe riaprire, solo in uscita, la stazione della metro A Barberini. Tra una settimana infatti potrebbero concludersi i collaudi cominciati ieri dai tecnici dell'Ustif, l'Ufficio del Ministero dei Trasporti che si occupa di verificare se ci sono le condizioni di sicurezza per utilizzare le scale mobili.

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Ieri, infatti, dopo la protesta dei commercianti e dopo 300 giorni di chiusura, sono entrati i tecnici del Ministero per cominciare i collaudi. La fermata è rimasta inaccessibile per così tanto tempo, ormai quasi nove mesi, che dentro è diventato necessario tinteggiare di nuovo le pareti e riassestare il pavimento. Chi è sceso giù a verificare in quali condizioni versa una delle fermate più importanti del Centro storico di Roma ha visto che pioveva pure dentro.
Solo se i collaudi avranno esito positivo la stazione potrà finalmente riaprire. Anche se a metà, perché si potrà scendere a Barberini ma non prendere la metropolitana. I commercianti non aspettano altro. Nella protesta dell'altro giorno ci hanno infilato anche l'opposizione al prolungamento della Ztl fino alle 19 che, con la metro chiusa, giudicano una restrizione degli accessi insopportabile. In realtà, è un provvedimento pensato per agevolare la mobilità sostenibile e scoraggiare l'uso del mezzo privato.
 

 

Un dibattito che ha creato anche un'ampia frattura nella maggioranza M5S. In Aula Giulio Cesare, il presidente della Commissione Commercio Andrea Coia è riuscito ad affossare la Ztl insieme all'opposizione perché una parte della maggioranza pentastellata si è rifiutata di votare un atto tutto a favore dei commercianti. Primo fra tutti il presidente della Commissione Trasporti Enrico Stefàno che su facebook ha firmato un attacco frontale contro il collega Coia accusato di avere «una visione obsoleta, ferma agli anni 60, autocentrica che ha portato solo danni e ritardi nello sviluppo». E gli attribuisce anche un certo servilismo. Stefàno scrive infatti: «Noi che dovevamo cambiare tutto, piegati alle peggiori leggende metropolitane, superstizioni, dicerie, lobby, pseudo associazioni e comitati interessati solo al loro microscopico orticello, incapaci di vedere oltre. Poi dici perché siamo passati dal 30 al 10%». Uno scontro frontale appunto. Morale: la Ztl rimane com'è e Barberini è ancora chiusa.
 

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