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Via Togliatti, il mercato della merce rubata. «Una bici elettrica? 250 euro». In vendita anche motorini, tv e affettatrici

La domenica all’alba, all’incrocio con la Prenestina, arrivano decine di abusivi. Ci sono strumenti musicali, vestiti e pc. In vendita persino bottiglie di vino aperte

Via Togliatti, il mercato della merce rubata. «Una bici elettrica? 250 euro». In vendita anche motorini, tv e affettatrici
di Fernando Magliaro
4 Minuti di Lettura
Lunedì 30 Maggio 2022, 00:17 - Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 09:24

Un motorino Piaggio Ciao, quasi un pezzo di antiquariato, ma perfettamente funzionante, bianco, con tanto di piccoli giri prova. Ma senza targa. E poi monopattini “scoloriti”, affettatrici, strumenti musicali, attrezzi da lavoro, abbigliamento, accessori. E perfino bottiglie. Aperte e con il turacciolo rinfilato come si fa a casa quando resta un fondo di vino. Questo è un piccolo campionario di ciò che si può trovare ogni domenica mattina a Porta Portese Due, o, meglio, al mercato illegale di Porta Portese Due, il mercato della merce rubata, di quella rimediata rovistando nei cassonetti o comunque priva di qualsiasi origine e provenienza. 

Gli orari

Porta Portese 2, ha anche un mercato legale, quello che si fa a piazzale Pino Pascali, a fianco al Centro Carni di viale Palmiro Togliatti, e che dovrebbe aprire alle 5.30 di mattina per far entrare prima i camion dei punti ristoro. E, poi, dalle 6 far accedere i banchi di vendita. Il tutto per non recare disturbo al sonno di chi abita di fronte. In realtà, già una manciata di minuti prima delle 5 si possono contare una trentina di camion e di banchi, con il fragore delle “brande” - quelle strutture di metallo su cui viene poi sistemata la mercanzia - durante le operazioni di apertura. Fino alle 6.30 abbondanti, non si vede l’ombra di un vigile urbano. Il Comando generale del corpo fa sapere che gli uomini vi si recano per i servizi ordinari. Che, però, fra attacco turno, vestizione, uscita con l’auto di servizio, non iniziano prima delle sette di mattina.

I furgoni

E i pochi vigili a disposizione devono controllare che le licenze siano in regola, che gli stalli siano occupati correttamente, che le merci siano quelle previste. Risultato, prima delle 8, se non oltre, è impossibile per il Corpo dedicarsi a verificare quel che avviene girato l’angolo. Un angolo vero: piazza Pascali finisce in via Gino Severini, una strada stretta, fiancheggiata da due alte collinette coperte di erba alta un paio di metri. Gli “operatori” del mercato illegale arrivano alla spicciolata: alle 5 di mattina sono già una ventina. 
Mezz’ora dopo il doppio. Chi in automobile, chi con furgoncini, chi con i furgoni più grandi. Più di qualcuno porta con se i bambini: quelli più grandicelli, 6 o 7 anni, badano a quelli più piccoli in passeggino mentre mamma e papà si occupano della vendita. Si vende di tutto, e nulla ha un’etichetta. Facile capire che se non da un cassonetto, sono oggetti che «sono caduti da un camion di passaggio». C’è quello specializzato in attrezzi da lavoro. Quello che mette giù un paio di pianole elettroniche.
Qualcuno vende monopattini. Le vernici sono scrostate, i loghi e le scritte non sono più visibili. E c’è, tra i venditori, chi non ha difficoltà a dire che sono mezzi di qualche società di sharing cui sono stati tolti i rilevatori gps. Chi vende è molto spesso originario dell’Europa dell’Est: polacchi e russi sono più specializzati negli attrezzi da lavoro. 

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L’abbigliamento

I rom hanno un campionario più variegato: libri, icone, quadri. Ma anche tanti capi di abbigliamento e scarpe. Qualcuno ha le sembianze del sud est asiatico, altri dell’Africa continentale o di quella mediterranea. 
In bella mostra anche un paio di televisori, un computer portatile marcato Apple, un’affettatrice da banco. Persino una giacca rossa e nera con le iniziali “Brt” sul lato sinistro, appartenuta a qualche corriere rimediata chissà come. 

«Il personale di controllo è poco - spiega il presidente del Municipio V, Mauro Caliste (Pd) - e il Comando generale dei vigili dovrebbe mandarne di più. Nelle scorse settimane sono state fatte operazioni congiunte con la Polizia di Stato per il controllo. Non so perché questa volta non è accaduto».

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